GrilloLeaks – cosa pubblicheranno i giornali italiani ?

E’ uscita la notizia della pubblicazione di email riservate dei grillini (qui l’articolo su L’Espresso - l’autrice non è una redattrice de L’Espresso, ma una giornalista di un’agenzia che si chiama Effecinque).

Sono davvero molto curioso di capire cosa succederà nei giornali italiani. Voglio dire: finora cose del genere hanno riguardato notizie globali, che hanno coinvolto giornali globali, tipo New York Times, Guardian, etc. Giornali che sono attrezzati con degli specialisti per lavorare su quantità di dati di queste dimensioni. Gli esperti hanno decriptato e analizzato i dati, dai quali sono nate notizie, poi lanciate dalle agenzie internazionali. Le nostre testate fin qui hanno tradotto i lanci di agenzia e poi fatto semplicemente le verifiche di rito alla vecchia maniera (telefonate, scambi di email con beneinformati o colleghi esteri).

Nei giornali italiani questi specialisti non ci sono – è il settore di cui mi occupo io, o almeno che sto studiando – epperò trattandosi di fatti solo italiani, nessun giornale estero verrà in soccorso a spiegarci come si fa. Le questioni sono due; o qualcuno elabora i dati e li estrae, o nessuno saprà cosa c’è scritto in quelle mail.

Sono molto curioso. P.s.: di seguito il video degli hackers

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Scoprire chi modifica e ‘tarocca’ Wikipedia con WikiWatchdog

L’altro giorno leggevo su Spaghetti Open Data dell’esistenza di wikiwatchdog.com. In pratica metti dentro un indirizzo/dominio, e scopri chi ha modificato Wikipedia dal quel dominio. Vengono fuori tante cose interessanti! Giustamente qualcuno faceva notare che il servizio funziona meglio quando si inserisce un dominio di una grande organizzazione (vatican.va o interno.it) e non quello di un piccolo sito/blog.

WikiWatchdog

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Sindacalisti 2.0 al Corriere della Sera

corriere

In fatto di battaglie sindacali dentro le redazioni dei giornali, finora ho visto e vissuto sempre un modello dialettico standard.  Generalmente nel momento di crisi, l’azienda propone tagli al personale, il personale a sua volta proclama lo stato di agitazione, e generalmente la comunicazione tra le parti è abbastanza asciutta: la proprietà dice ‘non ci sono soldi, dobbiamo tagliare’, i dipendenti dicono ‘no ai tagli, fate investimenti per rilanciare’.

Al Corriere invece i giornalisti stanno assumendo una posizione innovativa (almeno per me), e invece di opporre solo il ‘no ai tagli’, stanno utilizzando gli spazi comunicativi che spettano di diritto al comitato di redazione, per indagare e raccontare ciò che potrebbe aver portato alla crisi del gruppo RCS. E’ un terreno certamente scivoloso, ma molto interessante soprattutto in un contesto in cui non esiste un unico proprietario ma un’articolata serie di azionisti e accordi, e in un giornale che in passato è stato oggetto di tentativi di scalate, patti sottobanco, e tante altre strane vicende.

Sentiamo Grillo dire spesso ai giornalisti “Guardate chi sono i padroni dei vostri giornali”. I giornalisti del Corriere secondo me a questo punto sono gli unici che lo fanno, con buona pace della proprietà. La trasparenza è un valore non solo nell’informazione, ma anche su chi la fa. Ecco uno degli articoli/comunicati sindacali pubblicati.

Disclosure: per trasparenza, faccio presente che collaboro con l’edizione online del Corriere della Sera.

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Un sito come OpenRicostruzione manda in soffitta i giornali vecchi e umilia i direttori incartapecoriti

ricostruzione1Di fronte a Open Ricostruzione, c’è davvero poco da dire, se non che manda in soffitta una vecchia idea di giornale, soprattutto di giornale locale. Oggi i giornali locali (con tutto il rispetto per i giornalisti che ci lavorano con enormi difficoltà: ci lavoravo anch’io) sono per lo più equiparati a carta straccia dalla gente, che ne ignora persino l’esistenza.

Questo progetto dà una lezione soprattutto agli editori ma anche a quei grigi direttori incartapecoriti che ancora si ostinano a fare paginate sulla polemica politica perché non sanno cos’altro scrivere, e ogni giorno decretano con perserveranza la propria fine.

Open Ricostruzione monitora più o meno in tempo reale (almeno ci prova: è un progetto bottom-up, non avrà certo grandi fondi) l’andamento delle donazioni e dei lavori di ricostruzione dopo il terremoto in Emilia-Romagna.

Ehi tu, vecchio direttore incartapecorito (che magari hai poco più di 40anni, ma sono secoli più che anni), se non sai cosa scrivere sul tuo giornale, dai un’occhiata su questo sito ché di notizie ne trovi e magari per una volta domani mattina eviti un supplizio al tuo (s)fortunato lettore. Così magari lo stipendio lo salvi, dai.

 

Disclosure: sono stato contattato da Open Ricostruzione per dare una mano sul fronte data journalism. Il post è stato scritto prima di attivare la collaborazione per il loro progetto. 

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E’ nato dataninja.it: datajournalism & dataviz made in Italy

Sono diventato un piccolo editore: con il mio ‘compare’ Alessio Cimarelli abbiamo lanciato dataninja.it, un blog dedicato a datajournalism & dataviz made in Italy, nel quale pubblichiamo i nostri lavori (alcuni dei quali per il Corriere della Sera), e i nostri esperimenti di visualizzazione di dati. Una casa comune, aperta a tutti, attraverso la quale cerchiamo di condividere le nostre conoscenze/competenze su questa forma straordinaria di giornalismo che unisce le nuove tecnologie alle vecchie e immortali regole del mestiere. Io ho cominciato dalla carta, e ho lavorato per oltre dieci anni in redazione “tradizionali”. Poi il giro di boa: il giornale bolognese per il quale lavoravo ha chiuso, e io mi sono messo a studiare: ho capito subito che il datajournalism poteva essere un’opportunità professionale e di crescita personale.

dataninja

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Sei più Obama o più Romney? Interactive gamification su Usa Today (e data journalism) #ddj

Questo gioco è un pezzo dell’enorme mole di strumenti che Usa Today ha realizzato per le elezioni americani. Giochi, quiz, sondaggi, strumenti che incentivano la conversazione e stuzzicano la voglia di interazione. Ovvero “data journalism, non solo mappe”. Sono tutti qui

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Raccogliere dati sui lettori: il BigData nuovo modello di business per i giornali 2.0?

La questione della crisi dell’editoria e della ricerca di un nuovo modello di business è vecchia e stantia. Questo signore su Monday Note dice che secondo lui i giornali dovrebbero raccogliere il numero più alto possibile di informazioni sui propri lettori, e poi utilizzarli per segmentare meglio i servizi in base ai loro gusti (si può segmentare meglio anche la pubblicità, che acquisisce più valore).

Alcune piattaforme basate sui contenuti hanno fondato la propria fama su questo elemento, quindi perché i giornali non dovrebbero farlo? E’ una cosa che li aiuterebbe meglio anche a capire i propri lettori. E per farlo basterebbe integrare un social sign in.

Qui la traduzione su LSDI, qui invece l’articolo originale

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