ecco perché i giornalisti dovrebbero buttarsi su social media e digital relations

Ho fatto un esperimento con due articoli pubblicati su L’Informazione.com.

Le cavie sono state il taglio dei sussidi agli artisti disoccupati e la chiusura della storica edicola bolognese di via Rizzoli, quella sotto le due torri a qualche metro dal Roxy Bar (dove il Vernacoliere andava sempre esaurito)

sui sussidi è stata fatta un’azione di diffusione social in target da Vincenzo Branà, al quale ho dato una piccola mano anch’io col tagging su twitter. Volutamente, ho tenuto l’articolo ‘nascosto’ rispetto alle prime pagine del sito, per evitare che gli avventori lo clickassero vedendolo, e affidando solo ai social il suo destino. Risultato: oltre 500 visualizzazioni uniche, e più di 400 consiglia su fb, e quasi venti retweet. (95% del traffico dai social)

quello sull’edicola di via rizzoli invece è stato lasciato sempre in evidenza su l’informazione.com, ma non è stata fatta un’azione social (tranne una condivisione del tutto autonoma da parte di una collega). Risultato: 127 visualizzazioni uniche (60% dai social).

p.s.: i dati sono di analytics ovviamente.
p.p.s: per la cronaca, l’informazione.com viaggia tra le 17mila e le 21mila visualizzazioni uniche al giorno (sempre analytics).

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