Sicilia-napoli 1-1

Serata al parchetto di San Giorgio, tra Messina e Palermo. Il piccolo Federico sale sullo scivolo e cade. Allarme di papà e mamma che scappano in soccorso. Lui ha solo un graffio ma dalla panchina scompare la borsa, cosa mai accaduta in queste lande natie dove i pescatori autoctoni al massimo si portano via qualche Ricciola dal mare o gamberi e calamari, mica le borse delle signore.

Un tale li ha visti: “Erano ragazzini, uno aveva maglietta bianca e capelli ricci, sono andati di là”. Vado alla cieca, speranze zero virgola. Vicoli stretti, porte chiuse, vagiti di gatti in calore, non c’è anima viva. Prendo un bastone, penso ma non c’è neanche quello. Silenzio.

A un tratto li vedo, devono essere loro, sulle scale di una casa senza intonaco. Mi fermo, li punto, faccio lo sguardo di marlon nel padrino (mio figlio stramazza dalle risate quando glielo mimo), accendo una sigaretta. Sto zitto.

Si alza il più grande dei quattro, dieci anni al massimo, capelli a spazzola: “Signò, scusate, è vostra questa borsa? L’abbiamo trovata là dove sta il cemento”. Sono guappi ‘e cartone, ma sempre napoletani: e chi li frega questi.

Provo di tattica. Dico “bravi, meno male che l’avete trovata voi, qualcuno ce l’ha presa al parco”. “Signò, non siamo stati noi, ve lo giuro”. “Vi credo”. Deglutisco.

“Datemela ed è tutto a posto. C’è tutto?” “Signò, manca il cellulare e la telecamera”. Silenzio. “Venite, la telecamera l’ho nascosta così nessuno la poteva rubare. Queste telecamere qui stanno sui cento, duecento euro”.

Lo seguo, la tira fuori da un cespuglio e da lontano si vede il padre che arriva con gli altri guappi dietro, un figlio in braccio, un altro per la mano. Un metro e sessanta, occhiale Gucci. Attacca lui “Signò, scusate, la borsa l’hanno rubata loro?” Dico “Mi hanno detto che l’hanno trovata”. Il padre “Ah, meno male”. “C’è tutto, manca solo il cellulare”. Il padre “Azz, venite con me”. Mi porta al quartier generale dietro l’angolo.

Altri guappi, donne che allattano coi seni ‘da fuori’, che bella famiglia. Una mi dice “napoletano?” Rispondo “iztc” (in sicilia significa “no”). Proviamo a chiamare il cellulare disperso. La madre “So’ guaglioni, non vi arrabbiate”. Il padre “ma il signore ha detto che la borsa l’hanno trovata”. E tutti siamo più tranquilli. Il disperso tace, ma c’è il colpo di scena: un’altra mamma ancora spunta da lontano “è questo?” Dico “si”. E lei “e come si dice? Si dice ‘grazie'”. Era quello il momento di usare il bastone.

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