la vera free press

ai colleghi ogni tanto propino questa teoria, e non ricevo obiezioni che mi fanno ricredere. Per dieci anni e rotti ci siamo convinti che il modello della free press fosse il nuovo modello di business e oltre al volantinaggio classico di strilloni che smazzavano giornaletti alle fermate della metro o nei raccoglitori, abbiamo visto anche grandi editori provare a sfondare. 24minuti del Sole aveva l’unico pregio di essere stampato con caratteri più grandi e interlinea larga. Corriere Anteprima, indimenticabile, è durato quanto una storiella estiva tra adolescenti e lo stesso editore in queste settimane sta staccando la spina su City.

tutto fumo negli occhi: mega inflazione del prodotto, spese enormi per stampare e introiti pubblicitari in costante caduta libera.

La vera free press nel frattempo cresceva sul web, macinava click, e adesso ci troviamo all’assunto per il quale le notizie generaliste non hanno più un valore di mercato, la carta a detta dei più è destinata a scomparire e non esiste un nuovo modello di business consolidato, visto che l’adv online non ha raggiunto ancora numeri tali da far stare in piedi la baracca (negli usa invece si investe in pubblicità sul web la stessa cifra della tv).

dico, con i cento euro all’anno che ci chiede l’ordine dei giornalisti, possibile che non si riesca a organizzare una specie di stati generali della categoria per provare almeno noi altri a proporre qualcosa di nuovo agli editori?

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