Stangata del Comune sull’affitto, chiude anche il Vecchio Son

Chiude il Vecchio Son. Chiude perché il Comune gli impone un affitto di 9 mila euro l’anno che l’associazione non è in grado di pagare. «Perché all’estero le attività come le nostre vengono finanziate, e qui invece ci chiedono anche dei soldi, ci trattano come normali operatori commerciali». Mastica amaro Steno, storico cantante dei Nabat e uno dei fondatori, e che ora rischia di diventare l’ultimo che esce dai locali, quello che spegne la luce e chiude bottega. La storia dell’associazione poi ha già un gusto retrò: dal 1998 è ospitata qui in via Sacco, di fronte al Centro Zonarelli del Comune. Ha dei locali al primo piano e un seminterrato per un totale di 450 metri quadri e spiccioli, un po’ centro sociale, un po’ sala prove che affitta strumenti e spazi a 8 euro l’ora (contro i 15 delle strutture private). Dal lunedì al venerdì ospita decine di band, giovani e non, che in un mese sfiorano anche il centinaio. Suonavano qui gli Skiantos, i Massimo Volume, il sottobosco della musica made in Bologna che magari non trovava spazi altrove. Punto di riferimento per il San Donato, centro di gravità permanente di buona parte dei giovani di questo e altri quartieri, il Vecchio Son fra l’altro mette le mani in una realtà che spesso le istituzioni faticano a decifrare. Coordina attività sociali, organizza laboratori: cose che a chi guarda da lontano possono sembrare evanescenti, e invece negli anni si sono ritagliate uno spazio nell’anima del quartiere. Fino a ieri l’altro, l’associazione gestiva questi locali in virtù di una convenzione con il Comune di Bologna, e poco importa che la sede (come tutto lo Zonarelli) non abbia nemmeno l’allaccio alle fognature ma un pozzo nero che delle pompe periodicamente svuotano, o che all’inizio quando i locali furono assegnati, i primi a entrare trovarono finestre divelte o mancanti, porte senza maniglie e maniglie senza porte. Finalmente un posto dove stare c’è, si pensava, basta darsi un po’ da fare.

Dodici anni dopo la musica si spezza, perché il Comune non rinnova la convenzione, mette a bando i locali, l’associazione partecipa e vince, ma dovrà pagare un affitto da 3 mila euro al mese. Arriva anche lo “sconto”: da 3 mila si passa a 771,39 euro, ma la cifra è comunque esorbitante. Steno: «Noi paghiamo le utenze, la manutenzione, sosteniamo tutte le spese, ma non ce la faremo mai a versare anche un affitto. Stando così le cose dovremo chiudere, a meno che il Comune non faccia un passo indietro». Le speranze al lumicino restano attaccate a una raccolte firme lanciata online. C’è chi pensa di occupare, chi già pare rassegnato. «Certo, non alzeremo le tariffe della sala prove per far pagare l’affitto ai gruppi», dice Steno. Mai una speculazione, e pur di non cedere il Vecchio Son è pronto al sacrificio estremo. E’ la legge del mercato.

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