Blomming, un network fatto ad arte

La versione alpha è già in fase di test e a partire dalla metà di maggio cominceranno a comparire i primi store “powered by Blomming”. Dove “Blomming” è il nome di una piattaforma neonata, un art social network probabilmente tra i primi al mondo del suo genere. La sua natura, la spiegano gli stessi ideatori che hanno posto al centro del progetto la “nuova creatività italiana”, ovvero “tutto l’ecosistema che comprende i giovani stilisti, designer, artisti e artigiani che creano oggetti fisici e a cui vogliamo fornire nuovi modi e strumenti per proporre e vendere i loro lavori in rete, al fine di creare o consolidare la loro presenza online e fare business sul web mantenendo la propria identità”. Il meccanismo poi è tutt’altro che invasivo: non una piattaforma che abbia la pretesa di sostituirsi ai singoli blog degli artisti, ma uno strumento in grado di integrarsi su siti o profili Facebook e Twitter con semplici link “powered by Blomming”. Questo a grandi linee il progetto di Nicola Junior Vitto e Alberto D’Ottavi, il primo emiliano e il secondo milanese, che hanno cominciato a lavorarci oltre un anno fa in sintonia sull’idea di creare qualcosa in ambito di web 2.0 tra arte e creatività. Oltre alle questioni di business poi Blomming ha tutti gli strumenti per generare delle vere community tematiche, tra arte e artigianato, moda o design

Una faccia social e l’altra commerce di un stesso network cui si accede in maniera molto semplice. La piattaforma offre tre opportunità: “Publish” per pubblicare il prodotto su Blomming e metterlo in vendita; “Share” per mettere in vendita il prodotto su siti internet o social network su cui il -venditore è iscritto; “Sell” per vendere il prodotto dal sito che lo ospita.

A fare ordine nel mare magnum della creatività è in arrivo un catalogo degli “store tematici che organizzeremo per alcune specifiche categorie di prodotto”, aggiunge Vitto. E per i più in ansiosi in attesa del lancio, c’è anche un blog dedicato (blomming.com/magazine), battezzato “Likepicasso”, dov’è possibile seguire il work in progress in queste ultime settimane che mancano al lancio ufficiale. Ma c’è spazio anche per design, moda, usi e costumi, notizie delle art community dall’Italia e dal mondo, un arcobaleno di idee con chicche di creatività come borse da lavoro, tavoli e arredo ufficio in cartone, o la collezione dei gioielli di lana, passando per copertine di libri ricamate a mano e ancora bijoux, mobili, sculture e oggetti creati con materiale riciclato.

“Non ti senti un po’ un artista anche tu?” recita l’headline ammiccante del blog, che ovviamente dà a chiunque la possibilità di proporre un’idea, mandare una segnalazione. E’ questa la massa critica su cui Blomming poggia le sue basi. Qualche mese fa D’Ottavi raccontava sul blog http://www.infoservi.it com’è iniziato tutto, ­parlava di un “carotaggio” in rete per capire se esistessero community potenzialmente interessate a Blomming. “Accidenti se esistono”, scriveva. Ed ecco il ragionamento di partenza: “Si tratta della domanda su quale sia il futuro dell’economia trasformata dalla rete. E la risposta, in sintesi, è abilitare chi vuole creare e scambiare beni direttamente: creativi, inventori, makers. Da User Generated Contents a User Generated Goods”. Dai contenuti degli utenti agli oggetti fatti da loro, con il motto “Sell-It-Yourself – dice Vitto – con cui vogliamo ricordare il movimento del DIY declinandolo alla vendita ondine”. Così nasce Blomming, il verdetto lo darà la rete. Info: http://www.blomming.com.

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