Edilizia, con la crisi meno infortuni

Per una volta, strano a dirsi, la crisi porta buone notizie. Gli infortuni sul lavoro nel 2009 sono stati in calo e nell’andamento decrescente ha giocato un ruolo determinante anche la congiuntura economica negativa. Così i dati sul settore dell’edilizia diffusi da Antonio Mazza, presidente Iiple, che parla di «una diminuzione progressiva che c’è stata negli ultimi anni, ma che certamente ha risentito del calo dell’occupazione nel periodo più recente». Le migliaia di lavoratori in meno e la riduzione delle ore lavorate giocano un ruolo nelle statistiche proprio grazie alla loro “assenza”. Meno si lavora, meno (statisticamente) ci si fa male. Curiosa alchimia della realtà occupazionale della provincia bolognese, che però al di là del dettaglio non certo di poco conto, si rivela una realtà sostanzialmente in fase di avanzamento sul piano della sicurezza sul lavoro.
Veniamo ai numeri. Nel 2009 alle casse edili risultavano iscritti 10315 lavoratori, il 16,9% in meno rispetto al 2008, con un calo delle ore lavorate pari a 2,7 milioni (sempre nel 2009 rispetto al 2008). Il settore rimane comunque tra i più colpiti dalla crisi, ma il saldo tutto sommato è positivo: a fronte delle 639 aziende che hanno cessato l’attività, ne sono state avviate 1000, l’80% delle quali a carattere individuale. «Ci sono degli imprenditori – avvisa Cristina Raghitta, sindacalista Filca Cisl e vicepresidente dell’Iiple – che spingono i dipendenti a mettersi in proprio per risparmiare sugli oneri sociali, e questo fattore fa crescere il cosiddetto popolo delle partite Iva». L’imprenditorialità che cresce, vista in quest’ottica, ha quindi tutta un’altra fisionomia. Più coatta che volontaria, verrebbe da dedurre. Un lavoro su due poi riguarda ristrutturazioni di immobili, pari al 56% del totale dei cantieri aperti che quindi riguardano cantieri già esistenti.
Il capitolo infortuni è comunque consistente, nonostante il calo. L’andamento decrescente è pari al 3,5%, con un caso di morte bianca nel 2009 contro i tre del 2008. Fra l’altro il 20% di questi miete vittime proprio tra gli imprenditori di cui sopra.
Riguardo gli altri infortuni, il 16,7% è stato di lieve entità con prognosi fino ai tre giorni per i lavoratori rimasti feriti, mentre nel 79,1% dei casi l’entità viene classificata come media visto che la prognosi arriva a tre mesi. Più rari (il 4%) gli infortuni più gravi. In numeri assoluti, le statistiche delle Asl di Bologna e Imola hanno registrato in progressivo calo degli infortuni che nel 2006 erano stati 3136, mentre nel 2008 sono scesi a 2321, con una decrescita del 26%. «Ciò non vuol dire che il problema è risolto – ha aggiunto Mazza – perché il tema della sicurezza sul lavoro ha una valenza culturale. E’ necessario che entri nelle coscienze dei singoli, che diventi un’istanza del cittadino. Peraltro di questi tempo, la crisi può portare al rischio che alcuni imprenditori o lavoratori, pur di mantenere il lavoro, abbassino il prezzo risparmiando sulla sicurezza». Tutti possibili risvolti di un singolo problema, dal piccolo lavoro in casa al grande cantiere.

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