Sit-in per salvare l’Arena Puccini

La piazza contro la burocrazia: questo lo scenario che si profila dopo le vicende che hanno portato l’associazione del Dopolavoro Ferroviario (Dlf) a dismettere formalmente all’Arena Puccini, quando si è vista quasi raddoppiare l’affitto nel giro di dodici mesi (da 29 mila euro del 2009 a 49 mila del 2010) da parte delle Ferrovie dello Stato. Non è detta allora l’ultima parola, perché se formalmente Fulvio Saiano, che guida il Dlf, ha rinunciato all’area, d’altro canto chiede solidarietà ai concittadini, li invita anche a una sorta di campagna di disobbedienza.

L’appuntamento è fissato per mercoledì prossimo, ore 10. Al Dopolavoro Ferroviario è atteso il funzionario delle Ferrovie dello Stato, giacca, cravatta e valigetta ventiquatt’ore, spedito in via Serlio per prendere in consegna le chiavi dell’Arena. Potrebbe voler significare l’addio al cartellone di film estivi della Cineteca, ma è probabile che sul posto quel funzionario troverà ad aspettarlo un fronte popolare di residenti del Navile e dei bolognesi tutti che intendono dire “no” alla dismissione dell’area.

E poi c’è un atto formale, un documento che rafforza la posizione di Saiano, con cui la società Patrimonio Dlf ha avvisato Ferservizi, braccio operativo delle Ferrovie, che «non procederà alla riconsegna dell’immobile» in affitto all’associazione «in considerazione della riconosciuta valenza culturale della programmazione cinematografica, ivi svolta, di elevato contenuto artistico e con specifici momenti di approfondimento su tematiche sociali». C’è anche una petizione con duecento firme che la Corale ospitata al Dlf ha spedito al commissario di Bologna Anna Maria Cancellieri. E c’è, immancabile, anche il gruppo su Facebook “Salviamo l’Arena Puccini”.
Fattori incrociati che fanno ben sperare i sostenitori del Dopolavoro, soprattutto per gli anni a venire. Perché il colmo del Dlf e della decina di associazioni artistiche, culturali e sportive che ospita e che rischiano di sprofondare negli sfratti, è proprio nel fatto che se riuscirà a sopravvivere a questo presente a ostacoli, il futuro è assicurato. L’area di 5 ettari circa è di fatto di proprietà delle Ferrovie ma in realtà Rfi deve compilare un piano particolareggiato (appena pubblicato il bando) e poi la cederà gratuitamente al Comune in cambio di una serie di concessioni edilizie già accordate in passato, sancite dal Piano Strutturale della giunta Cofferati, e in attesa del sigillo formale che arriverà dal Poc. Uno, due, tre anni anni al massimo, dopo i quali l’intera area di via Sebastiano Serlio diventerà di fatto un parco pubblico.
Il problema è che nel frattempo Ferservizi «gonfia il prezzo degli affitti mensili, che in futuro sfioreranno in totale gli 800 mila euro», spiega Saiano. E che, avvisa l’ex presidente del Navile Claudio Mazzanti, «le Ferrovie sono incapaci di fare il piano particolareggiato e sono in cerca di soldi per costruire la nuova stazione». «Chiediamo solo che non aumentino gli affitti – aggiunge Saiano – in attesa che l’area passi al Comune».

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