Rifiuti, un business da 150 milioni di euro

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E’ una partita da centocinquanta milioni di euro all’anno quella sui rifiuti della provincia di Bologna, con metà del maxi assegno che serve per pagare chi li raccoglie zona per zona (e anche per la pulizia strade: costo tra 80 e 140 euro a tonnellata) e il resto per smaltirli (costo tra 90 e 110 euro a tonnellata). I bolognesi producono ogni anno rifiuti per circa 600 mila tonnellate, che giusto per avere un’idea delle dimensioni corrispondono a qualcosa come tre enormi navi da crociera, inabissate nelle discariche sotto la pianura o le colline bolognesi. Questo allora diventa il punto di partenza delle politiche ambientali, da cui nasce il Piano provinciale della gestione dei rifiuti. Aggiungendo che per legge entro il 2012 il 65% di questo “rusco” dovrà diventare raccolta differenziata, «quando il piano funzionerà a regime», spiega l’assessore provinciale all’Ambiente Emanuele Burgin.

Fatto sta che tra concertazioni e controdeduzioni sono serviti tre anni a palazzo Malvezzi per elaborare il piano strategico che, se tutto filerà liscio, verrà approvato a fine mese in aula consiliare. C’è poi da aggiungere che la differenziata è arrivata a quota 40% in ambito territoriale, anche se Bologna è il fanalino di coda dei Comuni della provincia arrivando appena al 35% del totale. Piccola parentesi in tema di volume dei rifiuti: i bolognesi nel producono 574 kg all’anno a testa (calo del 2,5% rispetto al 2008), un chilo e mezzo al giorno, quoziente che fa stare la città delle Due Torri sotto la media regionale, superiore ai 600 kg pro capite.

Il problema è come fare in modo che due di quelle tre navi da crociera piene di “rusco” diventino raccolta differenziata. La soluzione, spiega Burgin, potrebbe essere meno complessa del previsto. «Nel 2011 – avvisa – scadrà il contratto con Hera per la raccolta e nel nuovo bando previsto dal decreto Ronchi ci sarà un capitolato in cui chiederemo esplicitamente di raggiungere l’obiettivo del 65% di differenziata, ovviamente con possibilità di rescindere il contratto in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo». L’uovo di Colombo degli eco-rifiuti insomma: il problema dovrà risolverlo il nuovo appaltatore.
Ma se in gran parte delle quattro aree (cintura metropolitana, imolese, pianura nord e montagna) del territorio provinciale la raccolta dei rifiuti riesce ad essere gestita con una certa agilità, non altrettanto può dirsi della città di Bologna. In pochi scommetterebbero sul fatto che tra due anni i due terzi della popolazione cittadina riuscirà a smaltire con la differenziata i propri rifiuti, con una crescita del 30% in 24 mesi, sia pure in presenza di un progetto della giunta Cofferati che mirava al 50%, a metà strada in pratica. «Il piano provinciale serve proprio a favorirlo – spiega Burgin – Prima di tutto si estenderà la raccolta domiciliare, il cosiddetto porta a porta. Poi incentiveremo la tariffa puntuale: il cittadino pagherà in base al peso effettivo dei suoi rifiuti. Si lavorerà sul recupero dei beni prima che diventino rifiuti e si incentiverà il compostaggio». Secondo i dati della Provincia, tutto ciò potrebbe portare a una riduzione quantitativa dei rifiuti fino a 100 mila tonnellate all’anno, a essere ottimisti. Resterebbero quindi da smaltire circa 500 mila tonnellate. «Per questo non faremo nuove discariche, ma riapriremo quella di Baricella – aggiunge Burgin – e amplieremo quelle di Imola (Tre Monti), Gaggio (Cà dei Ladri) e Sant’Agata Bolognese. L’inceneritore invece brucerà circa 220 mila tonnellate l’anno». Il tutto determinerà una riduzione di tre quarti delle emissioni di Co2.

E’ una partita da centocinquanta milioni di euro all’anno quella sui rifiuti della provincia di Bologna, con metà del maxi assegno che serve per pagare chi li raccoglie zona per zona (e anche per la pulizia strade: costo tra 80 e 140 euro a tonnellata) e il resto per smaltirli (costo tra 90 e 110 euro a tonnellata). I bolognesi producono ogni anno rifiuti per circa 600 mila tonnellate, che giusto per avere un’idea delle dimensioni corrispondono a qualcosa come tre enormi navi da crociera, inabissate nelle discariche sotto la pianura o le colline bolognesi. Questo allora diventa il punto di partenza delle politiche ambientali, da cui nasce il Piano provinciale della gestione dei rifiuti. Aggiungendo che per legge entro il 2012 il 65% di questo “rusco” dovrà diventare raccolta differenziata, «quando il piano funzionerà a regime», spiega l’assessore provinciale all’Ambiente Emanuele Burgin.

Fatto sta che tra concertazioni e controdeduzioni sono serviti tre anni a palazzo Malvezzi per elaborare il piano strategico che, se tutto filerà liscio, verrà approvato a fine mese in aula consiliare. C’è poi da aggiungere che la differenziata è arrivata a quota 40% in ambito territoriale, anche se Bologna è il fanalino di coda dei Comuni della provincia arrivando appena al 35% del totale. Piccola parentesi in tema di volume dei rifiuti: i bolognesi nel producono 574 kg all’anno a testa (calo del 2,5% rispetto al 2008), un chilo e mezzo al giorno, quoziente che fa stare la città delle Due Torri sotto la media regionale, superiore ai 600 kg pro capite.

Il problema è come fare in modo che due di quelle tre navi da crociera piene di “rusco” diventino raccolta differenziata. La soluzione, spiega Burgin, potrebbe essere meno complessa del previsto. «Nel 2011 – avvisa – scadrà il contratto con Hera per la raccolta e nel nuovo bando previsto dal decreto Ronchi ci sarà un capitolato in cui chiederemo esplicitamente di raggiungere l’obiettivo del 65% di differenziata, ovviamente con possibilità di rescindere il contratto in caso di mancato raggiungimento dell’obiettivo». L’uovo di Colombo degli eco-rifiuti insomma: il problema dovrà risolverlo il nuovo appaltatore.
Ma se in gran parte delle quattro aree (cintura metropolitana, imolese, pianura nord e montagna) del territorio provinciale la raccolta dei rifiuti riesce ad essere gestita con una certa agilità, non altrettanto può dirsi della città di Bologna. In pochi scommetterebbero sul fatto che tra due anni i due terzi della popolazione cittadina riuscirà a smaltire con la differenziata i propri rifiuti, con una crescita del 30% in 24 mesi, sia pure in presenza di un progetto della giunta Cofferati che mirava al 50%, a metà strada in pratica. «Il piano provinciale serve proprio a favorirlo – spiega Burgin – Prima di tutto si estenderà la raccolta domiciliare, il cosiddetto porta a porta. Poi incentiveremo la tariffa puntuale: il cittadino pagherà in base al peso effettivo dei suoi rifiuti. Si lavorerà sul recupero dei beni prima che diventino rifiuti e si incentiverà il compostaggio». Secondo i dati della Provincia, tutto ciò potrebbe portare a una riduzione quantitativa dei rifiuti fino a 100 mila tonnellate all’anno, a essere ottimisti. Resterebbero quindi da smaltire circa 500 mila tonnellate. «Per questo non faremo nuove discariche, ma riapriremo quella di Baricella – aggiunge Burgin – e amplieremo quelle di Imola (Tre Monti), Gaggio (Cà dei Ladri) e Sant’Agata Bolognese. L’inceneritore invece brucerà circa 220 mila tonnellate l’anno». Il tutto determinerà una riduzione di tre quarti delle emissioni di Co2.

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