Sciopero Cgil, sfilano i cassaintegrati

Per un attimo i numeri andrebbero lasciati da parte. Non è uno sciopero come quelli del passato, questo. E’ il corteo dei cassaintegrati, degli ex dipendenti in disoccupazione, di quei lavoratori che il sistema economico rigurgita perché non riesce più a tenere all’interno del ciclo produttivo. Decine di migliaia di persone che oggi hanno in tasca qualche euro grazie al “sussidio”, ma domani chissà. Dice il segretario Cgil Cesare Melloni: «Soltanto a Bologna in 10 mila stanno per perdere l’indennità di disoccupazione e 5900 usciranno dalle liste di mobilità, ma ci sono anche altri 42 mila lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali applicati su 1331 aziende». Così tra un sorriso e uno striscione, l’amarezza galleggia a mezz’aria in questo corteo che sembra nascere in sordina e poi si gonfia fino a 5 mila persone (dato Cgil) in via Emilia Ponente, partendo dell’ex Sabiem, fonderia dei bei tempi che furono, per arrivare all’Agenzia delle Entrate numero 2, avveniristico capolinea e casa bolognese dei soldi del fisco. Le tasse, i salari, il lavoro, la crisi, i migranti: si sciopera per questo, tuona Melloni a chiusura del corteo. Si sciopera perché il popolo dei confederali ha scelto la lotta come unica strada ritenuta efficace in tema di diritti. Dicono dalla Cgil che 5 mila erano qui in Santa Viola e altri 10 mila nei cinque cortei territoriali di Anzola (2000), Zola Predosa (2500), Castel Maggiore (1000), Vergato (1000) e San Lazzaro (3500), per un’adesione complessiva tra il 70 e l’80% su scala provinciale. Bandiere rosse a sfidare il freddo e la neve residua ai bordi della strada, ma rispetto ai programmi iniziali lo sciopero ha suo malgrado guadagnato un motivo in più. «Il governo sta minando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – avvisa Melloni – con l’introduzione dell’arbitrato. E lo fa in un momento in cui il lavoro è ancora più prezioso perché a rischio, perché c’è la crisi. E’ molto grave il fatto che Cisl e Uil non si siano uniti a noi in questa battaglia che invece anni fa, ricorderete, abbiamo combattuto insieme».
Poi c’è il fantasma del mancato rinnovo degli ammortizzatori sociali, altro tema che fa il paio con i numeri dei lavoratori in difficoltà riferiti dal segretario della Camera del Lavoro. «Noi chiediamo con forza un prolungamento al Governo – tuona – perché qui c’è gente che rischia di restare senza un euro in tasca nel giro di poche settimane». E su questo Melloni si trova in sintonia col presidente di Unindustria Maurizio Marchesini, che nei giorni scorsi aveva chiesto di allungare la cassa integrazione anche in considerazione dell’impegno sul tema da parte dell’imprenditoria. «Ha ragione – dice il segretario Cgil – La situazione è insostenibile, si rischia il conflitto sociale. Chi perde il lavoro adesso non riuscirà a trovarlo facilmente».
Melloni è sicuro che questo sia un momento storico per Bologna, sia pure tristemente. «Badate bene che non è mai capitato nella storia degli ultimi decenni – avvisa – che un così grande numero di lavoratori si trovasse in difficoltà. La gravità della situazione non ha precedenti, oggi si rischia che da qui a sei mesi migliaia di persone si trovino senza reddito, e parliamo soltanto della nostra provincia». Tra i manifestanti il segretario provinciale del Partito democratico Andrea De Maria,

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