Riforma Gelmini, a Bologna 150 cattedre in meno

Genitori e studenti, docenti precari e di ruolo imbracciano le armi della per contrastare la riforma della scuola, a cominciare dallo sciopero dei Cobas in programma domani a Roma. Il Keynes di Castel Maggiore e i Caduti della Direttissima di Castiglion de’ Pepoli hanno già bocciato la riforma in collegio dei docenti. Negli altri istituti di Bologna e provincia il documento viene fatto a pezzi nelle assemblee sindacali, che una per una (come al Belluzzi e al Sabin) voteranno contro e spediranno l’esito ai collegi stessi perché ne prendano atto. I Coordinamenti di Scuole superiori e Precari hanno piantonato gli Open Day negli istituti per spiegare ai genitori la gravità che a loro giudizio si desume dal provvedimento di riforma scolastica, la mancata approvazione in Parlamento, la vaghezza sul riordino di indirizzi e discipline, l’obiettivo ultimo che il governo avrebbe, ovvero di portare a casa gli 8 miliardi di euro risparmiati grazie ai tagli targati Gelmini. Dice Gaetano Passarelli: «Dall’Ufficio scolastico regionale dicono che non c’è caos e si vede che non conoscono per nulla la situazione. Una loro circolare invita a suggerire alle famiglie i nuovi indirizzi di studio, anche se di fatto non ci sono». «Gli stessi collegi dei docenti tendono a rinviare la decisione sull’applicazione della riforma», dice Orazio Sturniolo del Copernico. Il tutto con un taglio previsto di 150 docenti dovuto alla riduzione del monte ore, che in caso di assenze non può essere colmato con i supplenti perché non c’è il denaro per pagarli, con la conseguenza che quasi tutte le scuole di Bologna non raggiungono i 200 giorni d’insegnamento necessari per convalidare l’anno scolastico. «Di fronte a tutto ciò – chiede Antimo Santoro dei Cobas – la Provincia e la Regione che vogliono fare? Ce lo dicano, perché finora sono rimaste ferme».

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