Quando Lercaro fu spinto a rinunciare

Glauco Gresleri è stato al suo fianco fino all’ultimo, in quei giorni di febbraio del ’68, in cui Giacomo Lercaro lasciò la guida pastorale dell’Arcidiocesi di Bologna. «Eravamo soli io e lui – racconta – e mi disse: “Per tre volte ho chiesto se fosse stato proprio il Santo Padre a volere che la mia rinuncia, e per tre volte il messo del Vaticano mi ha risposto di sì”». Per tre volte, ricorda l’architetto Gresleri, «come il centurione nell’orto». Una conclusione amara per un pastore che ha cambiato la faccia di buona parte di Bologna e la cui opera, almeno in parte, rivive nel convegno “La città di Lercaro” al centro studi Dies Domini. Ma a Gresleri piace tornare agli anni dell’insediamento, quando dopo il 1952 l’Arcivescovo spiegò per la prima volta il senso di ciò che voleva fare: un progetto urbanistico per evangelizzare la periferia. Ricorda l’architetto: «Disse che i frutti li avremmo visti fra cinquant’anni, e ora che quel tempo è passato è venuto il momento di comprenderli, anche per una città che non ha avuto allora il coraggio di capire per non macchiarsi dell’ignominia di avere coltivato in seno la causa segreta. Lercaro fu un martire, offeso nella sua dignità spirituale che gli venne negata». Il convegno porterà oggi i partecipanti a visitare le chiese di San Vincenzo de’ Paoli, Cuore Immacolato di Maria e Beata Vergine Immacolata, che sono nate perché Lercaro fu il primo a mettere in pratica il concetto di “partecipatio actuosa” di cui parlava nel 1902 Papa Pio X. Spiega Gresleri: «Pensava al “corpus civitatis” e al fatto che gli uomini vivono con tale intensità il rapporto col territorio da venirne influenzati. Era sua l’idea di una nuova Cattedrale della periferia, che avrebbe raccolto i fedeli allo stesso modo in cui chi abita in centro tende ad andare verso il cuore della città». Per citarne alcune, sorsero così la chiesa di Vaccaro e Nervi al Borgo, quella vicino alla Certosa, quella di Aalto a Riola. «Sulle nuove chiese e sulla Santa Messa – racconta Gresleri – Lercaro costruì il suo progetto per il futuro, e diceva “per raccogliere come in un cesto quella popolazione diversa per colore, per lingue, per culture».

Leave a comment

Filed under letti sul web, vecchi articoli su l'informazione - ildomani

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s