Un cassaintregrato “Datemi l’assegno o mi do fuoco”

Dicono «porta pazienza», che c’è chi sta peggio. Ancora un po’ e poi i soldi arriveranno. Dicono tutti così a quei lavoratori in cassa integrazione in deroga che aspettano gli 800 euro e spiccioli dell’Inps per comprarsi da mangiare, pagare l’affitto. Domenico Di Lauro la pazienza però l’ha persa. Rimbalzato per otto mesi tra uffici e sportelli, è andato all’Inps di via Gramsci martedì mattina a prendere i soldi con le sue mani. «O me li date o prendo una tanica di benzina e mi do fuoco», ha urlato agli operatori. Domenico ha 40 anni, è diabetico, ha tre figli e una moglie da mantenere, la casa in affitto a Zola Predosa, con una lettera di sfratto che gli è arrivata per morosità. Faceva il magazziniere alla Puntimatic di Monte San Pietro, 14 dipendenti. L’azienda poi ha chiuso e da luglio è arrivata la cassa integrazione in deroga. Dicevano tutti che il problema fosse risolto, che era solo questione di giorni, di settimane. E invece no, la parte più difficile è cominciata lì.
Dopo un po’ chiama la Fiom, risponde Francesco Cecere, gli dice che i documenti sono pronti, che per avere i soldi non c’è nulla da aspettare. Va all’Inps una prima volta, poi ancora una seconda e una terza. I mesi passano, il denaro non arriva. Gli dicono che gli incartamenti sono incompleti, chi per colpa dell’azienda, chi per colpa dell’ufficio paghe. Domenico è uno dei migliaia di lavoratori di Bologna che pagano sulla propria pelle i ritardi nell’erogazione delle indennità per gli ammortizzatori in deroga. Quelli per cui giorni fa dopo le proteste dei sindacati, all’assessore regionale Duccio Campagnoli e il direttore dell’Inps Giuseppe Greco ha spiegato che per Bologna i ritardi «derivano in buona parte dall’invio tardivo da parte delle imprese o delle associazioni o consulenti da esse incaricati, dei documenti necessari sia per l’autorizzazione da parte della Regione sia per l’erogazione dell’indennità da parte dell’Inps». Per Domenico la questione non cambia, pensa che l’ultima strada sia il gesto estremo. Va all’Inps di via Gramsci, si avvicina allo sportello, chiede spiegazioni al funzionario. «Voi venite tutti qui», gli dicono da dietro il vetro. «E dove vado secondo lei», risponde. La tensione si alza, volano gli insulti, Domenico dice: «O mi date i soldi o prendo la benzina e mi do fuoco». Il funzionario chiama la vigilanza, vengono a prenderlo in 4 e lo portano in un’altra stanza. «Senza soldi non me ne vado», dice. Passa un quarto d’ora, al secondo piano di via Gramsci arriva un dirigente, fa dei controlli e poi lo fanno rientrare. «Il 10 marzo avrà i soldi sul conto corrente – gli dicono – Ecco la copia dell’ordine di pagamento». Lui non ci crede finché non vedrà i soldi sul conto corrente, ma stavolta gli hanno promesso gli arretrati da agosto a dicembre, per 800 euro e spiccioli al mese che gli serviranno per mangiare, per pagare l’affitto. «Ma secondo lei è normale – chiede Francesco Cecere della Fiom – che uno debba minacciare di darsi fuoco per avere i soldi della cassa integrazione? E’ normale che pur avendo diritto all’indennità, uno debba vivere otto mesi senza un euro, e poi invece se va a fare casino all’Inps si scopre che i soldi glieli danno subito?».

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