“All’epoca mia in Cgil c’erano sette mozioni”

Due mozioni lo fanno sorridere. «All’epoca mia ce n’erano sette, si figuri». Prende appunti e li rilegge, segue uno per uno tutti gli interventi del congresso, Giorgio Ruggeri in Cgil ha passato due terzi della sua vita. «Facevo il mezzadro nel 1948 – racconta – quando ho cominciato a fare l’attivista. Poi nel ’53 mi hanno mandato alla scuola, a Gallo di Castel San Pietro, per entrare da funzionario. Ho studiato sei mesi, a casa mi hanno fatto tornare una volta sola». Altri tempi, altro sindacato. Ruggeri è uno degli “anziani” dei confederali, è iscritto allo Spi e continua a fare l’“attivo” della Cgil. «In vita mia pensavo che tanti successi, tanti risultati sul piano del lavoro, una volta ottenuti fossero consolidati – dice – E invece no: più passa il tempo più mi rendo conto che bisogna lottare ogni giorno, per non farsi strappare i diritti che abbiamo raggiunto». Non una parola in tutto il congresso su questi temi, è la cosa che amareggia di più il compagno Ruggeri. «Non è male discutere – avvisa – non è questo il punto. Io contesto il fatto che tra le due mozioni non c’è stato uno scontro di merito, ma una battaglia tra gruppi dirigenti. Ho vissuto periodi in cui le mozioni erano sette e bisognava mettere d’accordo i socialisti, i democristiani e i comunisti, pure con i socialdemocratici». Uno per uno, i gruppi che stanno sul ring hanno commesso errori, secondo Ruggeri. «Hanno sbagliato tutti ad accentuare così tanto lo scontro – dice – Poi ci sono pure dei passaggi della relazione del segretario Melloni che non mi convincono per nulla. E’ assurdo dire che la Fiom voglia annettere le altre categorie, come pure non è vero che lo Spi ha avuto pretese di troppo. In quest’ottica per esempio ho apprezzato quello che ha detto il segretario Epifani, ma anche Cisl e Uil che hanno rilanciato l’idea di un’azione unitaria a partire dal nostro territorio». Il tema è sempre quello dell’unità sindacale e per arrivarci ci sono tanti modi. «Invece di chiedere l’approvazione della relazione di Melloni – avvisa – si poteva proporre la presa d’atto della relazione come punto di partenza, senza dover necessariamente votare sì alla condivisione del contenuto». E pare curioso che il pensionato Ruggeri, mozione 1, e il rivoluzionario Papignani, mozione 2, abbiano la stessa, identica opinione, visto che la proposta avanzata dalla minoranza e bocciata dalla maggioranza era proprio quella della presa d’atto. «Preoccupa pure questa volontà di insistere sulla divisione tra attivi e passive – aggiunge Ruggeri – Che senso ha? Non siamo tutti in Cgil? Non hanno ancora capito che più siamo divisi, più siamo deboli».

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