Due mozioni in Cgil, la frattura cresce

Una riconferma di Cesare Melloni per traghettare la Cgil oltre l’estate e poi a ottobre la scelta del successore, che dovrebbe essere Danilo Gruppi. Pare questa l’ipotesi più verosimile nel secondo giorno di congresso della Cgil. Giornata tesa, di scontri frontali al Cnr di via Gobetti, dove i delegati depongono l’ascia di guerra solo in pausa pranzo per una tregua a base di lasagne.
Nel dibattito interviene anche don Ciotti, ospite del giorno, e striglia la platea. «Fate meno mozioni, per piacere – dice il fondatore di Libera – E’ importante che anche il sindacato si dia una mossa, perché di fronte a quanto sta succedendo c’è bisogno di una risposta forte di tutto il Paese».

La relazione del segretario uscente non convince, viene letta e approvata per articoli e commi. Sul palco dei relatori i delegati imbracciano il microfono e viene fuori anche una spaccatura nella maggioranza tra chi è per la linea dura coi dissidenti e chi punta invece a ricucire. Dalla segreteria Antonella Raspodori tiene la barra ferma nei confronti dei sostenitori della mozione Moccia, Claudio Conconi le risponde spiegando la sua ricetta per il nuovo corso confederale. Fuori dall’Auditorium si parla di tentativi di epurazione, di rottura totale pure tra i vincitori che non saranno in grado di eleggere il segretario in pectore Gruppi, ma che in realtà hanno difficoltà per giunta anche a coagulare consensi sulla riconferma di Melloni. Ma i malpancisti con l’amaro in bocca vagano per i corridoi del Cnr. «La base è stanca – dice un delegato – Non è importante chi sarà il nuovo segretario, ma siamo preoccupati che questa strategia sia più rivolta a tutelare la struttura ponendo in secondo piano i lavoratori». C’è chi ricorda le vicende passate, dal referendum sul Welfare alla strana partita giocata sul Tfr, chi parla di «cambiamento necessario», chi invece la pone come questione di «fedeltà alla linea». Chi pure rimpiange Trentin e i bei tempi andati, chi risale addirittura a Di Vittorio.

L’ultimo tentativo di ricucire è andato in scena ieri sera, con la commissione politica a lavoro per stilare un documento programmatico unitario. Riunione cui pare abbia fatto capolino anche il segretario confederale Guglielmo Epifani, arrivato a Bologna ieri sera. La Fiom non firma e e presenta una lista autonoma per la segreteria. Ognuno per conto suo e tutti contro tutti a poche ore dal voto decisivo della Camera del Lavoro. Oggi l’ultimo round del duello Papignani-Pizzica, poi l’intervento di Epifani e nel pomeriggio il nuovo segretario.

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