Cgil spaccata, dubbi sulla relazione di Melloni

Più che disquisire sul nome del futuro segretario, a margine dell’inaugurazione del congresso Cgil si fa l’esegesi della relazione di mandato di Cesare Melloni. Tra i delegati (384 presenti sui 404 attesi) un passo colpisce qualche compagno, uno più di tanti altri perché in sostanza lascia trapelare lo scenario politico che si va configurando. L’obiettivo, insomma, cui la segreteria uscente punta. Il dato congressuale da cui si parte vede contrapposti i vincitori della mozione Epifani (Spi, Filctem, Fillea, Filt, Fisac, Flc, Slc) con il 61,05% dei consensi, agli sconfitti della mozione Moccia-Rinaldini (Fiom, Filcams, Flai, Fp). I secondi sarebbero stati vincenti senza il voto della Spi, nel loro intento di lasciarsi alle spalle l’Epifani pensiero. Dice allora Melloni: «Ai compagni della Fiom chiedo se ritengono credibile e realistico che il migliore utilizzo di questa forza dipenda da un processo di fusione, per incorporazione, delle altre categorie industriali sul modello metalmeccanico. O non può accadere invece che una reazione di queste categorie, a difesa della loro esperienza, isoli la stessa Fiom proprio nel momento in cui essa ha bisogno del massimo sostegno di tutti?». Passaggio che a detta di alcuni delegati è la chiave di volta dell’esito congressuale. Complice pure la vittoria larga sul piano nazionale di Epifani, chi ha scelto Moccia adesso potrebbe ricredersi, facendo un passo indietro durante il congresso territoriale. Fp, Filcams e Flai (la più dura a mollare) allora potrebbero convergere sulla linea del segretario. Risultato: l’isolamento della Fiom. Quel 61,05% balzerebbe allora oltre il 70-75%.
Melloni chiede un sindacato unito di fronte a una situazione agghiacciante per il lavoro: si registrano l’aumento del peso del precariato (83%), delle domande di disoccupazione (53% in più), 10 mila persone che perderanno il diritto all’indennità nel 2010, l’incremento degli iscritti alle liste di mobilità (49% in più), della Cig (593% in più e 1165% tra i metalmeccanici), e dei disoccupati arrivati a 13 mila (28% in più del 2009). Addirittura il segretario paventa la «ricomparsa di lavoro di tipo schiavistico. Senza dimenticare i 42441 lavoratori bolognesi delle 1331 aziende in crisi.
Dicono fuori dall’Auditorium del Cnr, dove il congresso Cgil continuerà oggi (con don Ciotti e Campagnoli) e domani (con Epifani), che il nuovo sindacato prenderà forma di notte, quella appena trascorsa e quella che comincerà stasera. Dicono pure che non sarà facile trovare una sintesi congressuale, ma l’asso calato da Melloni profila scenari che non rischiano ribaltoni.
Presto per dire come andrà a finire, anche perché Papignani stesso e Bruno Pizzica, segretario Spi, parleranno domani, un attimo prima delle votazioni. Difficili davvero dei colpi di scena, se i tre quarti dei delegati hanno già scelto da che parte stare.

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