Duemila studenti in corteo sotto la pioggia

Elisa è appostata sul camioncino, si volta attorno dalla regia mobile e guarda la massa di studenti alle spalle del Nettuno, a occhio prova a contarli. È arrivata qui con i compagni del Sabin. Le casse stereo suonano «Ma che Padania, dài», e gli alunni dello scientifico arrivano venti minuti dopo le nove. La pioggia non li scoraggia, la strada è stracolma, sono mille, duemila, forse anche di più i ragazzi che hanno scelto la protesta contro la riforma Gelmini, che cambia l’anima e lo scheletro a licei e istituti tecnici. Il corteo partirà tra poco, risalendo da via Indipendenza, passando da via Righi, via delle Moline dove ha sede l’ufficio scolastico regionale poi il giro di boa sotto le Due Torri e l’ultimo tratto fino a piazza Santo Stefano. Avanti pochi metri, poi pausa per parlare di riforma. Elisa tiene il microfono in mano e lancia strali contro il governo. Bassina, bruna, seria in viso con gli occhi scuri e una giacca nera: è il volto al femminile di questo corteo che affonda le radici nelle occupazioni delle scorse settimane. E al femminile pare anche declinata gran parte della manifestazione, con piccole donne a presidiare la prima fila e i compagni che rimbalzano attor no. Due ore e passa di sfilata, non un problema di ordine pubblico, non un politico, non un sindacalista, almeno in testa al corteo. Lo sciopero è tutto loro, organizzato dalla Rete degli studenti medi, gonfio di gente come «neanche noi ci aspettavamo – spiega Davide Di Noi che guida la consulconsulta studentesca – Abbiamo fatto picchetti informativi in tutte le scuole per invitare gli studenti alla manifestazione ». Pare ci sia qualcuno da Imola, poco si sa delle altre città dell’Emilia- Romagna, ma non importa granché, la Bologna under 18 è tutta qui. Copernico o Minghetti, Sabin e Galvani, Majorana, Leonardo Da Vinci, Belluzzi, Righi e Fermi. Nell’esercito di disobbedienti che avanza ci sono pezzi di tutte le scuole secondarie bolognesi. «Lo Stato vuole abbandonare la scuola pubblica», urlano dal furgone e i fischi rispondono all’annuncio. E ancora: «Ci stanno rubando il futuro, non lo possiamo accettare», e il corteo esulta. «Finché resteremo uniti avremo speranze di vincere questa battaglia», ancora ovazioni . Il traffico paralizzato, le forze dell’ordine in testa e in coda al corteo che invade il centro, la gente che si ferma e guarda a bocca aperta. «Cosa dobbiamo fare per farci ascoltare», dice uno striscione. Questo corteo è solo il primo atto: oggi in piazza Minghetti alle 15,30 protestano gli studenti universitari. Poi di nuovo in strada l’1 marzo per lo sciopero degli stranieri e il 12 per la mobilitazione della Cgil.

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