Galvani, gli studenti rovinano la festa

L’onta dell’occupazione non ha macchiato la cerimonia dei 150 anni del Galvani, ma fuori dalla scuola in via Castiglione centinaia di ragazzi gridano «no alla riforma Gelmini». Dentro, i fasti antichi della biblioteca Zambeccari non incutono abbastanza timore. Mentre le istituzioni celebrano il tempo passato, gli studenti del Galvani protestano perché temono per il proprio futuro. Due mondi lontanissimi, e pare questa la nota più stridente nel giorno in cui si celebra il secolo e mezzo di vita dell’istituto. Da un lato dietro al tavolo dei relatori ci sono Marcello Limina, a capo dell’Ufficio scolastico regionale, Anna Pariani, assessore provinciale all’Istruzione, e la preside Gallo. Dall’altro i ragazzi, che giocano anche qui la carta della protesta, con la fascia nera al braccio e un manifesto che dà la misura di questi giorni di mobilitazione della scuola bolognese. «Stiamo vivendo un lutto – scrivono – perché il futuro dell’istruzione pubblica di questo Paese è incerto». Denunciano tagli per 8 miliardi a fronte dei crescenti finanziamenti per la scuola privata, che definiscono pure «incostituzionali », citando l’articolo 33 della Carta; e paventano il degrado dell’istruzione che verrà pagato dalle «classi meno agiate». «La scuola è l’inizio – scrivono – è la radice dello Stato, e nell’educazione di cittadini liberi e competenti risiedono al contempo il futuro della nostra democrazia e quello della nostra competitività lavorativa sul piano internazionale ». A tutto ciò Limina risponde che con la riforma ci sarà una «realtà migliore, armonica, anche se non è detto che tutto sia azzeccato. Il futuro non è drammatico». Loro, gli studenti, il bicchiere lo vedono mezzo vuoto e le parole del provveditore non convincono più di tanto. Poco importa che in certe scuole le occupazioni si siano interrotte, con le buone o con le cattive. Poco importa pure questa cerimonia, in queste ore si pensa ad altro. In strada sale la tensione, il corteo blocca il traffico. Gli studenti fanno un muro di gomma che si apre e si chiude, le auto hanno il permesso di passare col contagocce. In biblioteca Zambeccari la celebrazione continua, ma l’esercito della scuola si sposta all’università, un’altra tappa della protesta è sorpassata.

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