Fiaccolata degli studenti: “In lutto per la scuola”

La maratona del dissenso fa tappa pure nel cuore di Bologna. Dalle 18 in poi alle spalle del Nettuno un gruppetto di ragazzi aspetta di partire per la fiaccolata di protesta contro la riforma Gelmini. Qualche decina all’inizio, pare cosa di poco conto. Però su Facebook gli appelli ad esserci erano tanti e basta aspettare appena un po’ per vedere che gli studenti cominciano a crescere di numero. Arrivano con l’a u t obus, a piedi, in bici. Diventano quasi 200 in una me zz ’ora scarsa, e lì cominciano a circolare i volantini della mobilitazione. Spunta anche la bara finta, piccola, simbolica, portata a spalla da due necrofori che si sono dipinti di bian co pallido la faccia, per calarsi meglio nel ruolo. La bara, i becchini, i ceri funebri si accendono: ora il corteo può partire. Gli irriducibili sono tutti qui, dopo una settimana senza sosta tra mobilitazioni e assemblee. Domani magari torneranno in classe oppure alla fine della manifestazione andranno a dormire nelle scuole che anno occupato. Si fa l’appello di quelle che hanno resistito alle pressioni per smobilitare e quelle altre che invece hanno alzato bandiera bianca. Si va da qui a piazza Verdi, scortati da vigili urbani e carabinieri. Ma sono soltanto le prove generali, perché lo sciopero più grande è quello in programma il 19 febbraio. Venerdì prossimo torneranno qui un’altra volta e nelle piazze italiane ci saranno proteste simultanee degli studenti programmate in ogni singola città. Non è finita, ancora no: la guerra alla riforma vogliono combatterla fino in fondo.

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