Occupazioni contro la riforma dei licei

La professoressa all’alunna sui gradini del Sabin. «Allora, che avete deciso?». E l’altra: «Facciamo un’assemblea, stanno occupando le altre scuole, pare pure il Galvani». La prof storce il naso, l’occupazione non la convince poi così tanto. E in fin dei conti la posizione è comune a tanti docenti che in queste ore vivono nelle scuole prese in ostaggio dagli studenti per protestare contro la riforma Gelmini. All’ingresso poi c’è Elisa, che spiega le ragioni del no e parte da una smentita. «Non siamo qui per perdere tempo – dice – Abbiamo occupato sabato e da allora facciamo dei forum tematici non solo su questa legge, ma anche su altri temi del sociale, sui media, sulla mafia». Gesticola e tiene in mano un foglio dove ha stampato un comunicato dell’assemblea. «Le occupanti e gli occupanti del liceo scientifico Albert Bruce Sabin – recita la nota – che in questi giorni stanno portando avanti una protesta contro la riforma dei licei del ministro della “Distruzione” Mariastella Gelmini attraverso la pratica dell’occupazione, sentono il bisogno di concretizzarela loro lotta attraverso la concessione di un’aula complementare autogestita a tempo indeterminato, utile a proseguire la nostra protesta attraverso laboratori organizzativi e informativi. In virtù di ciò chiediamo alla dirigenza scolastica di concederci tale spazio. Se questa richiesta verrà accettata le occupanti e gli occupanti si impegnano ad autosgomberarsi». Difficile che ottengano quanto chiedono, e in tal caso la protesta andrà avanti. Un altro giorno ancora, o forse due o tre, in attesa che si arrivi a questo sciopero generale che in questi giorni sta per essere pianificato. La data più gettonata sarebbe quella del prossimo 19 febbraio, un venerdì per sfilare a Bologna e in tutta Italia contro una riforma che non piace a chi sta dietro i banchi. Tempi lunghi però, e poco importa che tra voci ufficiali e ufficiose cominci a crescere il numero di istituto bolognesi in agitazione, che vede tra gli istituti occupati anche Pacinotti e Serpieri. Così mentre ieri pomeriggio si spargeva voce sull’occupazione appena iniziata al Galvani, dall’altro lato della città il Copernico deponeva le armi. Al liceo scientifico di via Garavaglia poco dopo le 15 gli studenti si dedicavano a riordinare i banchi e fare pulizie. Un ultimatum dei professori li avrebbe fatti desistere, con tanto di voto in assemblea per terminare l’occupazione. «Ma la protesta è iniziata ormai – dice Ernesto – e non si fermerà facilmente. Qui venerdì scorso abbiamo fatto un incontro con i rappresentanti d’istituto di tutte le scuole e abbiamo spiegato agli altri qual è il senso di questa riforma, che ovviamente non piace a nessuno».

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