La gente: “Delbono raccomandato da Prodi”

Ora viene fuori che il sindaco Flavio Delbono era pure «raccomandato». «Sì, perché lì ce l’ha messo Romano Prodi», dice Giuseppe, 72 anni commercialista in pensione. Lui è uno di quelli che tutto il pomeriggio di ieri sono rimasti in piazza Maggiore ad aspettare notizie dal Comune oppure hanno cercato di farsi spazio tra il pubblico, nell’aula piccola e affollata del consiglio. Raccomandato, beh, la politica funziona anche di alchimie del genere. «E chi lo conosceva prima? – aggiunge – Io non l’avevo mai sentito nominare, poi me lo sono ritrovato sulla scheda e l’ho votato. Cosa facevo, dovevo dare il voto alla destra?».

Il problema però non è solo su Flavio Delbono, uomo e politico, ma sulla sinistra tutta e quel Partito Democratico che la gente dice essere «allo sbando». «La questione è centrale – avverte Davide, che di anni ne ha 62 – Questi sono completamente fuori di testa». Giuseppe e Davide parlano tra loro con «tanta amarezza», e a loro fa eco pure la signora Carmela, 62 anni pensionata. Tutti e tre suonano la stessa musica, un requiem che accompagna il sindaco in questa lenta, infinita agonia. «Le dimissioni gliel’hanno imposte dall’alto», dice Giuseppe. E Davide: «Sì, hai sentito quando ha detto che non si sarebbe dimesso neppure se rinviato a giudizio?». Carmela: «E che è, allora fanno come quelli che stanno con Berlusconi». Non è l’uomo che si mette in discussione, quanto l’intero meccanismo, il partito stesso e pure un certo modo di fare, di agire di cui per la gente la politica è pregna. I tre si rimpallano le opinioni, in una chiacchierata tra sfiducia e rassegnazione. «Io con Renzo Imbeni andavo in autobus ogni mattina – dice Giuseppe – Veniva in Comune anche in bicicletta». Carmela: «Ma quella gente così oggi non c’è più, i tempi sono cambiati». «E quell’altro, De Maria – dice Davide – Quello l’altro giorno ha detto: “gli elettori l’hanno votato”. Ma che vuol dire? Se poi si scopre che rubava, ce lo dobbiamo tenere lo stesso?». «E vedrete che non è l’unico che rubava – dice Carmela – Chissà quanti ce ne sono, dev’essere un modo di fare diffuso». Piazza Maggiore è tutta così, Delbono è sotto processo in questi gruppetti di persone in ordine sparso sul Crescentone. Due passi più in là Marta e Flavia scuotono il capo. «Io abito qui da 50 anni – dice la prima – e non ho mai avuto una delusione così, mai». E l’altra: «Ma poi hai visto che viaggi? Andava in Messico, in Cina, e il viaggio all’amante glielo pagavamo noi. Chissà quanti ne ha fatti in Italia». Non si parla d’altro, qui e in tutta la città: «che poi non è che si fosse fregato chissà quanti soldi, però è vergognoso». Al bar, al semaforo, fuori dalla Sala Borsa, persino al cellulare. «Hai sentito di Delbono? – una ragazza bionda al telefonino – Finalmente l’ha capito che non era più aria e si è dimesso. Ce ne ha messo di tempo». La sua sentenza, la piazza l’ha già emessa, e chissà da quanti giorni.

Leave a comment

Filed under letti sul web, vecchi articoli su l'informazione - ildomani

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s