Bazzano come Monteveglio, boom di transition town

Monteveglio pioniere, Granarolo al secondo posto, da qualche giorno c’è pure Bazzano. E tra i “mullers” mappati su Google crescono i segnalibro azzurri che indicano i punti in cui stanno per sorgere le transition town. Nell’elenco compare anche l’associazione Zoè, con sede a Bologna in via Zanardi, ma tra i paesi della provincia adesso spuntano anche San Lazzaro e Pianoro, Budrio e Castel Maggiore. Le teorie di eco-sostenibilità di Rob Hopkins trovano allora terreno fertile dalle nostre parti, molto più che altrove, visto che a quanto pare la nuova policy per il risparmio energetico tende ad attecchire in maniera repentina. Sarà l’eco mediatico, sarà pure la paura pressante di un futuro incerto sul piano ambientale o l’onda lunga della delusione di Copenaghen, dove il Cop15 che pareva dovesse risolvere i problemi futuri dell’umanità si è rivelato in realtà una fumata grigia senza alcuna decisione sui limiti di emissioni di CO2 in atmosfera. Sarà, ma questa storia della transizione nel Bolognese esercita un appeal che pare proprio irresistibile. L’ultimo paese a fare il proprio ingresso nel club delle transition town è proprio Bazzano, circostanza che viene annunciata dai cugini di valle e di idee che vivono a Monteveglio. Tra cugini ci si dà pure una mano per capire come funzionano i meccanismi della transizione, così i pionieri della Valsamoggia vanno a Bazzano per spiegare quali sono i primi passi. Nasce il “gruppo guida”, spunta il blog bazzanotransizione.wordpress.com, si annunciano le prime iniziative, si parla ancora di forma mentis più eco-sostenibile. Insomma, è fatta: il virus di Rob Hopkins ha contagiato anche Bazzano. E adesso staremo a vedere cosa faranno gli altri gruppi meno determinati che però hanno già manifestato interesse per il progetto. Se aderissero tutti, con Monteveglio, Bazzano e Granarolo insieme a Castel Maggiore, Budrio, San Lazzaro e Pianoro, la provincia sarebbe la più grossa in Italia per numero di transition town. E nessuno si stupisca se tra qualche tempo sentiremo parlare di “orto sinergico” e “buoni di economia locale”, perché questi gruppi fanno sul serio e un passo alla volta pare vogliano andare fino in fondo per costruire un modello sociale e urbano radicalmente diverso da quelli a cui siamo abituati. Servirà tempo, non basteranno le forze, ma il virus ha attecchito e l’eco-rivoluzione è cominciata.

Leave a comment

Filed under letti sul web, vecchi articoli su l'informazione - ildomani

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s