Newslot, Bologna capitale dei costruttori: fatturato da 320 milioni di euro

<Se avessi dovuto fare una scelta ponderata, probabilmente in questo momento non sarei a parlare con voi>. Sono parole di Giovanni Melonari, presidente dell’Associazione nazionale costruttori Macchine intrattenimento, al secolo Acmi. <Giovanni Melonari (per tutti Gianni) nasce il 17 Novembre 1939 a Castel San Pietro Terme – recita una biografia sul sito dell’associazione – A 20 anni nel garage dietro casa inizia, con qualche gru per la pesca delle sigarette, una storia professionale che lo ha portato, oggi, ad essere capo di uno dei gruppi più prestigiosi dell’automatico italiano. In azienda con lui le figlie Valeria e Michela ed il genero André Wessling, Direttore Generale di SO.GE.M.A. Spa>. Il gioco a Castello, sappiano le malelingue, non è solo quello delle tre campanelle, ma c’è anche l’imprenditoria sana, come nel caso di Melonari, <conosciuto in tutto il settore dell’automatico – prosegue la biografia – e questo non certo perché ha voluto farsi pubblicità. Poche cariche, poche interviste, poche fotografie e un’immagine pubblica costruita più attraverso le proprie capacità imprenditoriali che sulle pagine dei giornali>. Non è un caso che la sede dell’Acmi sia nata a Bologna, che al suo vertice ci sia un bolognese e che nel mese di settembre in fiera si tenga il Progames, kermesse espositiva del settore. Perché l’associazione, costola di Unindustria, conta circa un centinaio di produttori in tutta Italia. E tra loro, il 30% è proprio di Bologna. Pare allora che anche gli <apparecchi e congegni da divertimento ed intrattenimento>, definizione dell’Aams, come mortadella e turtlein siano un prodotto tipico locale. E quello Stato sarà pure grato alla comunità emiliana, visto che nell’anno appena trascorso hanno incassato qualcosa come 25 miliardi di euro (50 mila miliardi delle vecchie lire, direbbe Bonolis) nelle circa 340 mila newslot seminate in 60 mila bar nel Paese, 100 mila delle quali prodotte sotto le Due Torri. Qui da noi il giro d’affari si può stimare in circa 390 milioni di euro, anche se è in questo caso va valutata la quantità di newslot presenti sul territorio (dato richiesto, ma non fornito dall’Acmi).

La spesa media pro capite nel 2009 si può stimare in circa 468 euro, ma come in tanti possono pensare, non tutti giocano alle videolotteries, cosa che fa comprendere quanto alta sia la quantità di denaro che i giocatori infilano dentro le macchinette.

Né Bologna, né la regione sono ai vertici italiani come spesa per gioco, epperò l’Emilia-Romagna (dato Censis) è al terzo posto nella filiera nazionale, dopo Lazio e Lombardia. Da noi ci sono 648 lavoratori dipendenti e ricavi per oltre 320 milioni di euro.

Il gioco, conclude il rapporto Censis, è la patologia compulsiva in maggiore crescita (seguono alcol e pornografia) e le newslot insieme ai giochi a base elettronica e alle lotterie istantanee, come il Gratta e Vinci, nel 30-40% dei casi sono cause di comportamenti patologici. Ultimi dati: tre ludopatici su quattro sono maschi, la gran parte ha dai 25 ai 54 anni (82%), quattro su cinque sono diplomati o laureati, in gran parte sono impiegati o operati, casalinghe o pensionati, artigiani o commercianti. «Le newslot sono la punta di diamante del gioco in Italia e da sole fanno l’1,4% del Pil». Da responsabile relazioni esterne dell’Acmi, Gennaro Parlato ha un punto di vista analitico. Dice: «Il sistema è calibrato così: le newslot hanno il 75% di payout con i tre quarti dei soldi che tornano ai giocatori. Poi c’è circa il 12% in tasse, in più altri oneri, tanto che per i dieci concessionari dell’Aams non sono molto redditizie». Poi, avvisa Parlato, le macchinette sono piccole «casseforti» che fanno gola ai malviventi.

Una newslot viene venduta circa a 2 mila e 200 euro più iva, all’interno può contenere 1200 euro e altrettanti ce ne sono nelle macchine cambiamonete che spesso stanno di fianco. Il problema principale sono truffe e danneggiamenti, secondo Parlato. «Tante volte escono le notizie sui giornali – spiega – Purtroppo spesso sono prese di mira per esempio da chi le vuole sabotare, per rubare il denaro che c’è dentro. Poi c’è anche il fenomeno delle truffe, su cui spesso si sente parlare di operazioni di polizia o guardia di finanza, per frodi informatiche o manomissioni per evadere il fisco. Tutte queste volte è necessario un intervento di manutenzione e quindi c’è un costo».

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