Viaggio tra le due Cine del quartiere Navile

L’altro giorno le agenzie di stampa riportavano che a Prato, regione asiatica della ridente Toscana, il 37% dei nuovi nati è cinese. Un dato, un esempio, un modo anche per capire che tipo di evoluzione ha dentro il tessuto italiano la comunità tra le più antiche e più difficili da comprendere, almeno secondo la vox populi.
Sotto le Due Torri però la musica è completamente diversa e in un modo o nell’altro la realtà cinese ha pure fatto un pezzo di storia di Bologna. Tutti ad esempio ripetono che i primi “mandarini” arrivarono da noi negli anni Trenta, anche se in realtà non di cinesi si tratta almeno come siamo abituati a immaginarli noi, quanto piuttosto di immigrati in partenza proprio negli anni della fine della dinastia Qing, passando per il partito comunista e poi per i propositi riformatori di Chiang Kai Shek. Lasciando la storia a chi ne sa, basta un esempio per capire quanto sia cinese Bologna. Ed eccolo: dopo la seconda guerra mondiale, ricorderanno in tanti, ancora nelle case di metano neppure si parlava, e l’unica strada che pareva praticabile era quelle delle bombole. Andava per la maggiore la Sungas, dove “Sun” era il cognome di Umberto, praticamente il sindaco dei cinesi di Bologna. Adesso la comunità è quella che conosciamo tutti, per quasi due terzi insediata in città e al quartiere Navile e il resto in provincia. La segna in parte il tracciato di via Ferrarese, e i due grossi insediamenti sono alla Bolognina e a Corticella.
Ma tra Bologna e il resto del mondo la differenza sta nel fatto che questa è forse la più stabile delle comunità con gli occhi a mandorla. Non c’è stata un’impennata demografica negli ultimi anni, cosa che invece si è verificata altrove. I cinesi sono circa 3600, di cui 2200 in città e di questi 1500 al Navile. I dati sono arcinoti e si riferiscono al 2008.
Ma i numeri non dicono tutto e tacciono ad esempio sul fatto che al Navile ci sono in pratica due comunità, sostanzialmente distinte, due Cine che convivono e forse a stento anche si conoscono tra loro. Spiega Claudio Mazzanti, presidente del Navile: <Ci sono state varie ondate migratorie. Hanno influito i fatti di Taiwan, la guerra mondiale, il periodo comunista e poi anche le vicende di piazza Tienammen. Il risultato è che i primi ad arrivare sono anche etnicamente distanti chilometri dagli ultimi>. Alcuni parlano in bolognese, e vivono da cinque generazioni sotto le Due Torri. Altri invece sono arrivati di recente, parlano cinese e invece i figli non conoscono una parola della lingua madre. <Si figuri che organizziamo dei corsi – dice Mazzanti – per insegnare il cinese ai bambini che non lo conoscono>. C’è l’associazione cinese guidata da Andrea Liu, discendente di Umberto Sun, e c’è invece un’altra costola cui fanno capi gli immigrati arrivati più di recente. C’è l’esigenza di mediatori culturali, e c’è pure una netta distinzione tra le due comunità. <Con la prima l’integrazione è totale – dice il presidente del Navile – anche perché il legame è storico. Con la seconda invece è differente, i rapporti sono intensi, ma talvolta più complessi>.
Ci sono poi 725 bimbi cinesi che vanno a scuola tra Bologna e provincia e ci sono anche dati che paiono in controtendenza rispetto al contesto generale. Si legge nel dossier generale dell’immigrazione, agosto 2009: «I cinesi hanno uno dei tassi di incremento più contenuti tra i principali gruppi nazionali presenti sul territorio bolognese». Censito anche il dato delle nascite: «Complice la ormai pluridecennale presenza sotto le Due Torri, tra i cinesi si registra una delle più elevate percentuali di nati in Italia (27%)», cosa che si può sintetizzare dicendo che più di uno su quattro è nato in Italia. Il tipo di flusso migratorio: «La comunità si distingue per un’immigrazione a carattere familiare». A proposito di ricongiungimento familiare, Info-Bo è una sede distaccata dello sportello unico dell’immigrazione. Dal momento della domanda online, passano quattro mesi per l’istruttoria sulle pratiche di ricongiungimento familiare, altri sei per ottenere il nulla osta della prefettura e ancora altri cinque per avere il visto dalle autorità cinesi. Un anno e tre mesi in tutto, e più lenti sono solo Nigeria e Pakistan.
Secondo il dossier, nel 2008 la comunità è cresciuta del 6-7% in provincia e tra il 4-5% in città. E’ poi una di quelle più urbanizzate, con il 61% degli immigrati che vive in città. «Tra gli asiatici, solamente i cinesi hanno una maggior propensione ad acquisire la cittadinanza italiana, quasi un centinaio a Bologna», recita ancora il rapporto. Ancora un dato: secondo il rapporto sui consumi culturali degli stranieri a Bologna del sociologo Raffaele Lelleri, i cinesi sono tra gli immigrati dei 5 Paesi più presenti in Sala Borsa, sono più donne che uomini, uno su tre è laureato.

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