La crisi non sfiora i cinesi: e con gli utili si comprano case

Le aziende continuano ad aprire e gli imprenditori ad assumere, gli affari vanno bene, qui la crisi non mette piede e pare più una brutta storia che un rischio concreto. Curiosa anche in questo la comunità cinese, con 150 aziende che operano nel quartiere Navile su 1500 abitanti. Un’impresa ogni dieci persone insomma, che fa ben capire che parole come disoccupazione, licenziamenti, cassa integrazione, qui abbiano significati del tutto astratti. E mentre sotto le Due Torri si pensa a quali sono le eccellenze da esportare nella vetrina esclusiva dell’Expo di Shangai, i cinesi imprenditori viaggiano a tutta velocità nell’economia emiliana. Valeriano Valdiserra, Cna Bologna, ha l’ufficio al numero 74 di via dell’Arcoveggio. E’ lui il trait d’union tra la Cina che lavora e il tessuto bolognese. <Negli ultimi tre mesi ho visto dei cinesi comprare una decina di bar – racconta – Le mire imprenditoriali stanno radicalmente cambiando>. E’ l’ora di finirla coi luoghi comuni del ristorante o del negozio di abbigliamento a basso costo. <Una volta lavoravano sul tessile o sulla ristorazione, certo, oppure anche sulla pelletteria – continua – Adesso c’è questa propensione a comprare bar, ci sono imprese che operano nell’edilizia, altre nel settore delle pulizie, e ci sono pure quelle che si occupano di import ed export. E’ un’imprenditoria in fase di trasformazione, di evoluzione>. Non siamo ancora ai palazzi costruiti da imprese cinesi (e chissà, magari li tirerebbero su prima e a prezzi stracciati), ma l’edilizia certo parte una voce nuova nel portfolio delle attività di questa comunità. <Più che altro si occupano di ristrutturazioni – spiega Valdiserra – Che so, il ristorante ha bisogno di fare dei lavori e si rivolge all’impresa cinese piuttosto che alla ditta di italiana>. Poi c’è pure il settore dei mercati rionali, quello degli ambulanti, che dopo la centrifuga del commercio degli ultimi dieci anni, pare si sia risvegliato in maniera del tutto differente. Anche qui la comunità cinese ha messo molto più che una semplice bandierina, e prova ne sono tutte le bancarelle che si incontrano in città, in via Massarenti ad esempio o in via Pelagio Pelagi. <Magari sono mestieri che alcuni non vogliono più fare – spiega Valdiserra – Ci si deve svegliare troppo presto al mattino, si lavoro all’aperto anche se c’è maltempo. Le ragioni possono essere tante>. Ma il risultato finale è uno, ovvero che all’economia delle aziende cinesi la crisi sta facendo un baffo.

<Hanno una velocità sorprendente nel modificare le loro attività – spiega ancora – il fatturato è sempre in crescita, ogni giorni viene qui qualcuno per fare delle assunzioni, continuano ad aprire delle nuove attività. Mi dica lei se sono in crisi. Certo, magari chi ha clienti italiani qualche riduzione ce l’ha, ma nel complesso le aziende di imprenditori cinesi non hanno delle sofferenze particolari>.

E certo i denari guadagnati non finiscono conservati sotto la mattonella, così si va a scoprire che in piena crisi del settore, i capitali vanno a finire negli investimenti immobiliari. Case, negozi e, perché no, anche capannoni: gli affari vanno bene e i soldi si investono al sicuro. <Le faccio un esempio – chiosa Valdiserra – A me personalmente sarà capitato di vedere contratto di acquisto di una ventina di appartamenti, proprio negli ultimi tempi. Le aziende in crisi certo non vanno a comprare, anzi semmai vendono oppure svendono>.

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