Bische clandestine e laboratori illegali: il lato oscuro dei cinesi

In via Zampieri le saracinesche ora sono abbassate, non c’è più il frastuono di prima che notte e giorno teneva svegli i residenti. Lì alla vigilia delle feste di Natale le forze dell’ordine hanno fatto irruzione, scoprendo un laboratorio clandestino dove lavoravano in sei, tutti cinesi, maggiorenni, tutti senza permesso di soggiorno. Nel retrobottega del negozio di vestiti si nascondeva una sartoria full time che 24 ore su 24 cuciva a prezzi stracciati capi d’abbigliamento per griffe famose. Il proprietario è stato arrestato, il rumore dei macchinari non si sente più. E’ l’episodio più recente, ma non l’unico, di un laboratorio clandestino dove lavoratori che ufficialmente neppure esistono confezionano abiti da immettere nel commercio italiano. Il lato oscuro della comunità cinese è qui, in questi anfratti o seminterrati, in cui un padrone con gli occhi a mandorla fa lavorare come schiavi dei suoi connazionali perché producano quei vestiti che a lui vengono commissionati da aziende italiane. Nel 2009 ne sono stati scoperti altri. E’ successo sempre qui tra le strade del Navile, mese di gennaio in via Jacopo Di Paolo, angolo via di Saliceto. Gli schiavi senza un nome erano undici in quel caso, tra cui pure un minorenne, mentre in un locale di Granarolo a luglio le forze dell’ordine ne hanno trovati quattro. A ottobre poi vicino al Cie di via Mattei è stata scoperta un vera fabbrica allestita in un capannone. La polizia ha trovato dentro sei persone, poi però insospettita da alcuni rumori, ha scoperchiato una parete di cartongesso dietro la quale lavoravano altre 14 persone. Lavorano anche di notte, si sentono i rumori dei macchinari, la gente s’insospettisce e fa le segnalazioni.
Ma il lato oscuro è anche quello del gioco d’azzardo, delle bische clandestine. <Al Navile sono stati fatti tanti blitz – dice il presidente del quartiere Claudio Mazzanti – Alla Bolognina, a Corticella, all’ex Casaralta. Sono attività gestite tanto da cinesi, quanto da italiani. E comunque tutte le volte che le forze dell’ordine fanno irruzione, dentro trovano sia asiatici che nostri connazionali>. Bolognesi, magari, o forse anche calabresi, visto che la ‘Ndrangheta sotto le Due torri è stata più volta scoperta con le mani nel sacco a gestire bische e gioco d’azzardo in zona. <Certo è che non bisogna guardare al Navile come unico quartiere in cui queste cose capitano – dice Mazzanti – ma si tratta di fenomeni che toccano tutta la città e i paesi della provincia, cose di cui veniamo a conoscenza proprio perché i traffici vengono scoperti e bloccati dalle forze dell’ordine. E poi comunque sono pochissime le persone che vi ruotano attorno. La stragande maggioranza della comunità cinese con cose del genere non ha nulla a che fare>.

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