Stipendi e assunzioni a picco. I giovani? Tutti precari

E poi giurano che la crisi è passata. Dicono i dati Odm raccolti in 100 mila aziende per Unioncamere e illustrati da Mario Vavassori: rispetto al trend del 2008 (più 11 mila posti di lavoro), quest’anno si chiude con 20 mila assunzioni in meno a tempo indeterminato (6 mila solo a Bologna) e quindi, algebricamente con una flessione di 31 mila contratti. I precari, triste sinonimo di giovani, sono 7 su 10. I diplomati e i laureati entrano tendenzialmente alla pari nel ciclo produttivo, fatto che non ha precedenti storici (però con più prospettive di crescita per i laureati). Gli stipendi registrano mediamente una bassa crescita, in certi casi vicina allo zero negli ultimi 5 o 6 anni, praticamente alla pari con l’inflazione. Impiegati e operai non specializzati non sono mai stati così esposti al rischio della disoccupazione, da un lato per la concorrenza dovuta sia all’immigrazione che al tentativo di reinserimento di chi è rimasto senza lavoro, dall’altro a causa della congiuntura economica che ha determinato il picco negativo sul piano occupazionale. E’ l’apocalisse dei lavoratori, come fossimo in guerra anche se non ne vediamo le macerie. Dai numeri non viene fuori la polvere della produzione che si sgretola per il crollo della domanda, ma il 2009 passerà alla storia come anno del picco negativo.

A Bologna con la sua provincia poi spetta un primato in questo trend negativo sia su scala regionale, che del comprensorio Nord est, ma anche nazionale. E’ l’area in cui si assume di meno (18,7%, oltre due punti in meno rispetto alla media dell’Emilia-Romagna e del Nord est, ma anche uno in meno della media nazionale), con dati estremamente negativi che riguardano i settori di metalli, elettronica, fabbricazione di macchinari industriali, ma anche nell’ambito dei servizi tra cui credito e commercio al dettaglio. Quanto alle dimensioni delle aziende falcidiate, sono ovviamente le piccole (da 1 a 9 dipendenti) e le medie (da 10 a 49) a soffrire di più. Industria e costruzioni avvertono la crisi più degli altri settori, con le aziende che in due casi su tre non assumono a causa dell’incertezza dei mercati.

Tutto ciò avviene all’indomani di un 2008 in cui l’export era ancora in crescita, come anche la percentuale di aziende che decidevano di investire sull’innovazione (nuovi prodotti o servizi). Il tutto avveniva assumendo personale per conoscenza diretta e tramite banche dati aziendali nelle imprese più piccole e tramite l’intermediazione crescente delle società di lavoro interinale nelle imprese più grandi.
Tavola per tavola, colpisce poi l’inevitabile paragone tra provincia di Bologna ed Emilia-Romagna, con un primato negativo delle Due Torri su ogni genere di valore o rilevazione. Tre, quattro, cinque, persino sei punti percentuale in meno segnano le difficoltà del capoluogo regionale, notevolmente maggiori rispetto alle altre città.

E quindi, se in Emilia-Romagna il 2009 si chiuderà con 19 mila assunzioni in meno, di questa riduzione Bologna paga quasi un terzo (oltre 6 mila contratti), con flessioni maggiori nel settore delle costruzioni (-4,4%) e nelle piccole imprese (-4,7%), ma con il picco negativo per l’artigianato (-5,5%). La crisi poi ha sparigliato le carte sotto altri aspetti. I tipi di contratti utilizzati, ad esempio: si assume di meno e di conseguenza è meno frequente il ricorso alle formule atipiche. Inoltre il numero di lavori in uscita (pensionamenti, scadenza dei contratti) è maggiore del numero dei lavoratori in entrata. Anche in questo caso Bologna (-2,2%) sta peggio del resto della regione (-1,8%). Unico caso senza il segno meno è il settore sanità e istruzione, con un saldo positivo previsto e circa 100 nuove assunzioni.
E ancora, appena il 16,6% delle aziende bolognesi prevedeva assunzioni per l’anno in corso a fronte del 35,2% in Emilia-Romagna, dimezzata la quota di imprese che assumono immigrati (solo il 14,5% mentre nel 2006 erano il doppio). Si registra anche una crescita esponenziale del part-time a Bologna (24,9% contro il 13,8% dello scorso anno).

Rispetto al passato si assumono meno impiegati (-3,4%), meno operai specializzati (-6,4%), ma è in aumento la richiesta di qualifica professionale nella stipula di contratti (+7,5%).

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