Orti sui tetti al quartiere San Donato

Se per terra non c’è più spazio, allora l’orto si può fare in cielo. E’ una variante del cosiddetto green roof, il tetto verde che da qualche anno spopola nelle metropoli, dall’America pioniera all’Europa che emula. Ma non c’entra nulla col giardino pensile, un po’ naif e tanto costoso, che siamo abituati a scorgere dai superattici nei centri storici. Il colore è sempre verde, ma il concetto è capovolto. Ed è appunto quello dell’orto, con tutto ciò che rappresenta.

Ora, di questi orti, che cent’anni fa o giù di lì occupavano mezza Bologna, c’è rimasta poca traccia. E invece fra appena qualche settimana, sfrattati quasi dappertuttto dal suolo urbanizzato, ricompariranno sui tetti dei palazzi nel quartiere San Donato. Parola di Milena Naldi, assessore comunale alle Politiche abitative che ha lanciato l’idea e la sta portando avanti di gran passo. Ha parlato col presidente Renato Malagoli, e insieme hanno incontrato gli studenti della facoltà di Agraria. Poi è stata sufficiente qualche passeggiata per capire che la strada era praticabile anche in tempi brevi. L’orto sul tetto, perché no, o dentro il condominio. <Non è un fatto esclusivamente ambientale – spiega l’assessore – E’ importante anche il concetto di orto, di piantumazione, coltura, crescita. E’ un progetto che può certamente avere un grande valore sociale e non solo ambientale>. I palazzi del quartiere poi si prestano particolarmente bene all’idea, visto che tanti complessi del San Donato, quelli di edilizia pubblica, hanno un aspetto che esteticamente lascia a desiderare, e che potrebbe invece acquisire un’immagine migliore oltre alla nuova funzione. <Fino a questo momeno – spiega la Naldi – abbiamo cercato di capire quanto fosse fattibile, tanto col presidente Malagoli, quanto con la facoltà di Agraria. Bisogna individuare i palazzi in cui fare questi orti, parlare con ciascun condominio, ma anche valutare dal punto di vista agricolo quali potrebbero essere le colture da impiantare>. Su questi aspetti si studia in questi giorni, ma visto che la maggior parte del lavoro lo fa la natura facendo crescere gli ortaggi, tra l’idea e il fatto compiuto non passerà tanto tempo. Sicché l’assessore può già parlare di primi lavori <a partire da gennaio, quando cominceremo a costruire i primi>. Dove? Si pensa anche al Pilastro. <Perché no – dice la Naldi – E’ uno dei luoghi da cui si può iniziare>. E allora via, magari in tempo per il primo raccolto di primavera.

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