Così è cambiato il clima

Aumento generalizzato delle temperature e concentrazione delle piogge sono le principali tendenze rilevabili dall’Atlante idroclimatico 1961 – 2008, realizzato da Arpa Emilia-Romagna e presentato oggi a Bologna nel corso del convegno “Non è più il clima di una volta”, in coincidenza non casuale con il vertice di Copenaghen.

L’Atlante raccoglie e analizza i  dati climatici e idrologici degli ultimi cinquanta anni sul territorio regionale  e li mette a disposizione in un volume ricco di immagini, ma anche sul  sito web www.arpa.emr.it/clima. “Per la prima volta – ha detto Stefano Tibaldi, direttore generale di Arpa – viene reso disponibile uno strumento che fotografa il clima dell’Emilia-Romagna dal 1960 ad oggi. Si tratta, dunque, di un supporto importante per la progettazione delle politiche di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, evidenti nelle mappe presenti. L´Atlante è anche e soprattutto un work in progress, aggiornato e approfondito costantemente nella sua versione telematica, disponibile sul sito internet di Arpa, con i dati e le elaborazioni che via via saranno disponibili”.
Evidenti le principali tendenze climatiche regionali, che mostrano un aumento generalizzato delle temperature: confrontando il trentennio di riferimento 1961-1990 con il periodo attuale (1991-2008), esse risultano cresciute in media di circa un grado (1,1 °C) con punte fino a due gradi a Ferrara e 1,5 °C a Reggio Emilia, Piacenza e Cesena, tutte città in forte espansione, dove sicuramente un contributo al riscaldamento è di origine locale (isola di calore urbano).
Le precipitazioni, espresse come totali annui medi territoriali, mostrano invece variazioni modeste della quantità totale, calata in media del 5% circa (da 890 a 850 millimetri). Le variazioni in questo caso sono soprattutto territoriali, dato che le precipitazioni appaiono diminuite sostanzialmente in montagna e leggermente in aumento sulle pianure centro orientali. I cambiamenti riguardano anche la distribuzione nel tempo delle piogge con una tendenza alla diminuzione dell’ordine di 2-4 giorni di pioggia annuali in meno ogni decennio. Si noti come, nella diminuzione generale delle altre stagioni, le precipitazioni autunnali appaiano invece in controtendenza, con un aumento medio di 40 millimetri e punte di oltre 100 millimetri in Appennino.

“L’Atlante idroclimatico – ha spiegato Duccio Campagnoli, assessore regionale alle attività produttive, sviluppo economico, piano telematico – costituisce un importante prodotto finale del progetto Eraclito, realizzato in stretta collaborazione con Arpa all’interno del Piano telematico della Regione Emilia-Romagna. La conoscenza ambientale del territorio e dei suoi mutamenti è fondamentale per le politiche che l’insieme Regione-autonomie locali deve assicurare. Occorre tenere conto dei cambiamenti climatici e dei loro impatti attuali e futuri sulle attività produttive e sulla vita quotidiana, nella formulazione delle strategie di programmazione e di governo, al fine di mitigarne eventuali effetti negativi e al contempo sfruttare al meglio nuove possibili opportunità”.
Concludendo il convegno, l’assessore all’ambiente e sviluppo sostenibile della Regione, Lino Zanichelli, ha sottolineato come l’Atlante idroclimatico sia uno strumento importante di cui Arpa dota il governo regionale per elaborare le politiche ambientali e di sostenibilità. “Dati scientifici rigorosi, resi pubblici e organizzati in modo chiaro, sono essenziali anche per creare una consapevolezza dei cittadini sull’entità e i costi del cambiamento climatico – ha detto l’assessore. – L’Atlante ci dimostra, ad esempio, che nel nostro territorio l’innalzamento della temperatura e la diminuzione delle piogge sono fenomeni reali e che di conseguenza le nostre scelte devono agire sul fronte della prevenzione e mitigazione dei loro effetti.” “Se prendiamo il tema in discussione della liberalizzazione dei servizi pubblici locali, segnatamente di quelli idrici – ha concluso l’assessore – ciò che oggi è necessario è un sistema tariffario equo da un punto di vista sociale, che disincentivi gli sprechi e premi il risparmio, come quello che sta entrando a pieno regime in Emilia-Romagna; dunque non è di vincoli privatistici imposti dallo Stato che abbiamo bisogno, ma della possibilità di realizzare sui territori gli interventi più efficaci.”
I dati termopluviometrici utilizzati per redigere l’Atlante si riferiscono a 66 stazioni per la temperatura e 169 stazioni per le precipitazioni. L’Atlante, è stato impostato per evidenziare le dinamiche territoriali in atto e comprende per questo tavole che si riferiscono a due periodi distinti, il trentennio 1961-1990, assunto a riferimento di base secondo le convenzioni dell’Omm (Organizzazione meteorologica mondiale, organismo delle Nazioni Unite), e l’arco dei diciotto anni compresi tra il 1991 e il 2008, che costituiscono una porzione rilevante e maggioritaria dell’attuale trentennio climatologico, che si concluderà nel 2020.

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