Gli sfrattati in giacca e cravatta

Il commercialista, l’avvocato, l’ingegnere, il professionista che non riesce più a pagare l’affitto per il suo studio. E ancora il negoziante che commercia in borse, abbigliamento, accessori. Eccolo l’identikit del nuovo sfrattato: giacca e cravatta ma con le tasche al verde, tassello di quel ceto medio falcidiato dalla crisi. La nuova Italia è questa, e tale e quale il profilo si può applicare alla realtà bolognese. Lo spiegano dall’Uppi, l’Unione piccoli proprietari immobiliari, che diffonde cifre sempre più preoccupanti e disegna scenari ancora più agghiaccianti. Sono 2200 gli sfratti esecutivi censiti fino allo scorso 30 settembre e sfioreranno i 3 mila entro la fine di un anno terribile dal punto di vista dell’economia delle famiglie, cui non sembrano poter seguire prospettive migliori.

<Sta avvenendo tutto in poco tempo – spiega il presidente nazionale Giacomo Carini – bisogna agire nell’immediatezza. Ma il fattore che più preoccupa è l’allargamento dell’emergenza anche a settori sociali che prima ne erano estranei. Il coinvolgimento di piccole aziende e studi professionali comporta un aggravio ulteriore. Perché mentre prima era la singola famiglia coi suoi componenti ad essere in difficoltà, adesso il fatto che un’intera azienda debba lasciare i locali in cui opera determina una situazione di emergenza non solo per il proprietario, ma anche per tutti i dipendenti e quindi per le rispettive famiglie>. Un solo sfratto allora non pesa più su un singolo nucleo familiare, ma su tutti i dipendenti dell’azienda, ciascuno dei quali ha famiglia. Una moltiplicazione imprevista e al tempo stesso allarmante delle “vittime” dello sfratto, la cui gravità è tale che a denunciarla è proprio il presidente dei proprietari degli immobili.

Bologna soffre meno rispetto al resto del Paese visto che sotto le Due Torri il fenomeno sfratti aumenta del 20%, mentre nel resto della penisola si supera il 30% rispetto al 2008. Passando poi alle statistiche interne stilate dall’Uppi sui propri associati (a Bologna sono 5 mila) si scopre che ad essere in difficoltà sono già stati 250 proprietari, il 5% degli iscritti. Non è soltanto un problema di morosità allora, ma di tutta una serie di aspetti clauticanti nel pianeta casa, colpito da un’emergenza <che forse è più grave delle altre – continua Carini – visto che si tratta di un tetto sotto il quale andare a dormire o di un’azienda in cui andare a guadagnarsi lo stipendio>.

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