Ghost bike, le lapidi dei ciclisti

“Tigli in fiore stentano a coprire la puzza di smog”, “Le rotoballe: nei campi, grandi ruote senza telaio”: c’è spazio pure per gli haiku, poesie giapponesi, nella comunità on the road postmoderna (o pre?) di www.ilikebike.org. L’idea è di Bibì Bellini, <giornalista, ma soprattutto ciclista> di Castel San Pietro, come scrive lui stesso sul web. E piace, anche a tanti, visto che il sito in questione cresce di settimana in settimana, tra centinaia di persone che hanno in testa una filosofia a impatto zero con le due ruote senza motore. E tra catene, manubri e pedali, un’idea colpisce più delle altre: la Critical Mass, appuntamento pubblico per piazzare una ghost bike (<le nostre lapidi>) nel punto in cui un ciclista ha perso la vita. L’ultima volta è stata sabato 14 novembre, in piazza Maggiore, con la ghost bike dedicata a Eva, una ragazza uccisa da un’auto mentre camminava in bicicletta a Roma. La Critical Mass, si legge sul sito <un segno materiale per non dimenticare che anche a Bologna i motori uccidono e le ghost bike sono le nostre lapidi>.

E proprio il 14 novembre, racconta Bellini, <alcuni ciclisti hanno riposizionato in via Saragozza una ghost-bike in memoria di Paride, un ragazzo di 24 anni ucciso da un’automobile alcuni mesi fa. Per evitare che la ghost-bike venga rimossa, come già successo, vi invitiamo a firmare la petizione o a scrivere al Quartiere Saragozza chiedendo di garantire la tutela di questo monumento alla memoria. (URPSaragozza@comune.bologna.it)>. Appello purtroppo che non ha sortito gli effetti sperati visto che <ci segnala Luca – scrive Bellini qualche giorno dopo – che in via Saragozza hanno già rimosso il cartello in cui c’era scritto “qui è stato ucciso Paride di 24 anni” e i fogli appesi per spiegare cos’è una ghost-bike. Non sappiamo chi lo abbia fatto e con quale fine. Deporre una bici bianca in memoria di un ciclista morto e rimuoverla, sono entrambi piccoli ma emblematici gesti di una comunità dilaniata>.
Che vede da una parte chi prova a esprime com
passione – che vuol dire patire con, anche con l’automobilista che quella domenica di febbraio ha travolto Paride – e cerca, con una lapide alla memoria, di ricostruire legami spezzati; dall’altra, un altro segmento di comunità che rimuovendo quei simboli ritiene magari di rimuovere il problema e il sangue versato su quella strada. O di restituire decoro alla strada. La strada è la casa di tutti. Li’ il decoro pensiamo si debba misurare non con il falso lindore, ma con la compostezza con cui si vive il dolore>. Al post di Bibì risponde un lettore del sito. <Non vogliamo desistere – dice – Hanno già rimosso una ghost-bike e ora hanno già tolto il cartello con la scritta per Paride, ma noi continueremo, con la volontà di far riconoscere questo piccolo gesto. Vogliamo che rimanga un segno di questa morte per auspicare vita nella nostre città. Inizieremo con i residenti. Parlando, spiegando, invitando a prendersi cura della “ghost-bike”, che vorremmo diventasse patrimonio collettivo degli abitanti. Continueremo con la raccolta firme e con la pressione sulle istituzioni di quartiere, affinché anch’esse riconoscano questo gesto>. Una storia che pare ancora tutta da scrivere e da vivere, dietro la quale non c’è qualche appassionato con un po’ di tempo libero per fare un blog su internet, no. Dietro questa storia c’è una comunità che su quelle due ruote costruisce una filosofia di vita, come dice Alessandro Ricci, autore della massima del giorno su I like bike: <La bici è metafora di vita in discesa pianura o salita è questione di cambio di rapporti e risultati da come ti comporti>.

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